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Arte in Atrio

Riccardo Bozuffi, Kaleidoscope

Sito "Arte in Atrio" Bozuffi

Da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30
Sede della Fondazione Bipielle, Via Polenghi Lombardo- Spazio Tiziano Zalli, Lodi
sabato, domenica e festivi chiuso 
ingresso libero

inaugurazione giovedì 15 Ottobre 2026 - ore 17.15


Riccardo Bozuffi
Figlio d’arte, il padre Sergio è stato fra i maggiori restauratori lombardi, già da giovanissimo la passione per il disegno e la pittura portano Riccardo Bozuffi a frequentare la bottega d’arte di famiglia dove negli anni matura la sua vena creativa. Conosce vari esponenti della pittura italiana che contribuiscono ad accrescere la sua passione per le diverse tecniche, come l’olio, l’acrilico, la tempera, l’acquerello e il trompe l’oeil. I viaggi compiuti negli anni e i paesaggi visitati sono da spunto per le sue innumerevoli opere ad acquerello. La critica ha particolarmente evidenziato la sua facilità ed immediatezza esecutiva, quasi come naturale conseguenza di una dote innata. Tiene corsi d’arte, soprattutto rivolti ai bambini. Ha esposto con successo in importanti sedi fra cui quelle dell’Accursio di Milano, dell’Adafa di Cremona, dell’Officina dell’Arte di Piacenza, dello Spazio Arte di Castell’Arquato (PC), al Museo della Stampa di Soncino e dell’Associazione Artisti Cremonesi.

FRA GESTO E COLORE
Nelle opere astratte di Riccardo Bozuffi la pittura sembra nascere da una tensione continua tra costruzione e dissoluzione, tra la volontà di dare forma allo spazio e il desiderio di lasciarlo aperto, attraversabile. La superficie diventa così un campo di forze nel quale segni, campiture e materia instaurano rapporti instabili, capaci di modificarsi a seconda della distanza dello sguardo. L’astrazione di Bozuffi procede per stratificazioni, sottrazioni e contrappunti, seguendo una logica che affida alla pittura la possibilità di suggerire una realtà ulteriore senza tradurla in una rappresentazione riconoscibile.
Il gesto espressivo assume spesso una funzione quasi fisica: attraversa la superficie, la interrompe, ne modifica il ritmo, creando percorsi visivi che conducono l’occhio dentro l’opera. La materia pittorica conserva invece una dimensione temporale, come se ogni intervento registrasse una fase del processo e lasciasse intravedere ciò che lo ha preceduto. Ne deriva una pittura nella quale il gesto coincide con una forma di pensiero, e dove l’immagine si costruisce attraverso successive tensioni piuttosto che attraverso un equilibrio definitivamente raggiunto.
In questo senso, le opere di Bozuffi chiedono uno sguardo attento, disposto a cogliere le variazioni minime, le frizioni cromatiche, i vuoti e le densità che articolano la composizione. La loro forza risiede proprio in questa apertura: l’opera resta sospesa tra ordine e imprevedibilità, tra superficie e profondità, offrendo allo spettatore uno spazio mentale prima ancora che visivo. L’astrazione diventa così una ricerca sulla percezione, sul modo in cui un’immagine può prendere forma senza esaurirsi in una definizione, mantenendo viva, nella materia stessa della pittura, la possibilità di nuove letture. (Simone Fappanni)