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Dal 25 marzo al 17 giugno 2026
In Fondazione Bipielle

Da lunedì a giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 16.30
Venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 16.00
Sabato, domenica e festivi chiuso

Inaugurazione, giovedì 18 giugno, ore 17.00

INGRESSO LIBERO


“Arte in Atrio” è il titolo della rassegna artistica proposta dalla Fondazione Banca Popolare di Lodi nella sua sede operativa situata nello Spazio Tiziano Zalli, la piazza interna del Centro Direzionale Bipielle progettato da Renzo Piano. L’atrio della sede si propone come una vetrina espositiva dedicata agli artisti, aperta al pubblico.

Ilaria Ferri

Diplomata al Liceo Artistico “Callisto Piazza” di Lodi, Ilaria Ferri vive la ricerca artistica come un viaggio attraverso le sensazioni. Dall’artista allo spettatore, il suo lavoro mette al centro l’esperienza emotiva: le opere diventano passaggi verso dimensioni surreali, oniriche e legate all’inconscio. Con un segno essenziale che convive con immagini caotiche, Ilaria concentra in un unico istante il vortice della vita. Le emozioni, spesso deformate in figure caricaturali, assumono tratti grotteschi; il caos si organizza in spazi senza vie di fuga; il corpo anatomico si ripiega nel dolore o si apre in un silenzio che diventa detonazione.
La sua pratica attraversa tecniche e materiali diversi: dal disegno al colore a olio, dagli acquerelli agli acrilici, fino a supporti sempre variati che alimentano una ricerca in continua trasformazione.

Crisis. Get born again

Le opere di Ilaria Ferri si muovono in uno spazio sospeso tra visione interiore e metamorfosi del reale. La mostra raccoglie immagini che sembrano emergere da un territorio subconscio, dove figure, animali, frammenti anatomici e forme organiche si incontrano in una continua trasformazione. Nulla appare definitivo: ogni immagine resta aperta, in equilibrio tra nascita e dissoluzione, tra riconoscibilità e sogno.
Il titolo “CRISIS. Get born again” richiama la crisi come passaggio necessario alla rinascita, intesa come forma di catarsi. Le opere affondano le proprie radici nel surrealismo, nelle visioni oniriche ed espressioniste di Alfred Kubin, nelle immagini simboliste di Odilon Redon e nelle atmosfere psichedeliche legate alla musica degli anni ’70.
Il colore, fluido e cangiante, non descrive ma suggerisce. Le campiture si espandono come memorie emotive, creando atmosfere sospese tra luminosità e inquietudine. In alcune opere emerge una dimensione cosmica e generativa, popolata da creature ibride, elementi vegetali e anatomie in mutazione; in altre, il corpo umano appare frammentato e fragile, attraversato da una metamorfosi ancora in atto.
La componente fantastica non è evasione, ma ricerca profonda sull’identità e sulla percezione. Animali e figure custodiscono una simbologia ambigua, insieme ironica e perturbante, dando vita a universi visionari vicini al linguaggio del sogno e dell’allucinazione.
La mostra invita lo spettatore a entrare in una dimensione intima e immaginifica, dove il confine tra umano, animale e visionario si dissolve continuamente. Ogni opera si offre come una soglia: non un’immagine da decifrare, ma un’esperienza da attraversare lentamente, in dialogo con ciò che emerge dall’inconscio e dalla materia stessa del colore. (Mario Diegoli e Mario Quadraroli)