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Restauro di Porta Cremona: approvazione della Soprintendenza

Parere favorevole da parte della Soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio al progetto di restauro dell'arco di Porta Cremona, l'unico degli accessi medievali alla città di Lodi conservatosi (attraverso numerosi interventi di modifica, l'ultimo dei quali realizzato alla fine del XVIII secolo) sino ai giorni nostri.

"L'assenso della Soprintendenza - spiega l'assessore comunale alle opere pubbliche, Enrico Brunetti - rappresenta un passo fondamentale per dare attuazione ad una importante iniziativa di riqualificazione di una delle principali testimonianze storiche della Lodi di un tempo. Si conclude così la prima fase di questa complessa operazione, avviata nel dicembre del 2009 con l'installazione dei ponteggi, che hanno consentito a tecnici specializzati di ispezionare le varie parti dell'arco, in particolare per verificare le condizioni di impermeabilizzazione e lo stato di intonaci ed ornamenti. L'esito di questi accertamenti è sintetizzato in circa 80 pagine di relazione tecnica e relazione storica elaborate dall'architetto Daniela Oreni, che sono state sottoposte tra maggio e giugno alla valutazione della Soprintendenza. Ora è dunque possibile passare alla progettazione esecutiva dell'intervento, che verrà realizzato a cura della Tmp Ponteggi, sponsor privato dell'intervento".
 
"Si tratta di una circostanza molto significativa - commenta al riguardo il sindaco, Lorenzo Guerini - che vede per la prima volta a Lodi il ricorso a questa innovativa modalità per il finanziamento di un'opera pubblica così importante. La sponsorizzazione da parte dei privati era già stata sperimentata in città, con risultati molto positivi, ma limitatamente alla sistemazione e alla manutenzione di spazi verdi e arredi urbani (le aiuole delle rotatorie tra viale Agnelli e corso Mazzini, tra viale Agnelli e via Vignati, in via Massena e tra viale Dalmazia e viale Milano, oltre alle fioriere del ponte Napoleone Bonaparte): con il restauro dell'arco di Porta Cremona facciamo un deciso salto di qualità, promuovendo un'operazione che comporta per lo sponsor un considerevole impegno economico e un serio sforzo organizzativo, trattandosi di un monumento che richiede particolari attenzioni e il rigoroso rispetto di criteri filologici. Desidero quindi ringraziare la Tmp Ponteggi, e in particolare il signor Angelo Tentori, per la disponibilità ed il generoso contributo, che sono indice di amore per la nostra città e della volontà di valorizzare le sue bellezze e le testimonianze del suo passato".
 
Il rapporto di sponsorizzazione con la Tmp Ponteggi Srl è stato formalizzato nell'autunno del 2009 con una apposita delibera di giunta, secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali. Nel contratto di sponsorizzazione si prevede che lo sponsor si faccia carico della progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori, dell'esecuzione dell'intervento, della direzione dei lavori e del coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, affidandosi a tecnici in possesso di idonea abilitazione e ad imprese dotate di certificato per lavori di "restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali". In cambio, lo sponsor ha la possibilità di esporre forme di pubblicità sugli impianti di cantiere.
Nell'autorizzazione ai lavori trasmessa dalla Soprintendenza, si rileva che "le opere proposte risultano compatibili con i criteri di tutela" e si rammenta l'obbligo di affidare l'esecuzione dell'intervento "a ditta di restauro di provata esperienza"; la Soprintendenza chiede inoltre di essere tenuta al corrente sull'andamento dei lavori, "al fine di concordare preventivamente eventuali sopralluoghi tesi a migliorare la realizzazione delle opere sotto il profilo del restauro conservativo. A intervento concluso, il direttore dei lavori dovrà consegnare una relazione finale corredata di fotografie che documentino lo stato del monumento prima, durante e dopo le opere.

 
Il progetto di conservazione
L'intervento di risanamento previsto consiste nella sostituzione di buona parte degli intonaci cementizi novecenteschi e nella creazione di un nuovo corpo di finitura traspirante, a base di calce naturale. Obiettivo principale è quello di ricostituire uno strato di protezione del paramento murario laterizio, adeguato ed efficiente, rimuovendo prima gli elementi fortemente degradati, dannosi per il supporto e non più risanabili (paramento in cemento e ciottoli di fiume), quindi intervenendo con nuove superfici di finitura che favoriscano l'evaporazione dell'acqua che eventualmente dovesse entrare in futuro all'interno delle strutture. Prima di intervenire sugli intonaci sarà necessario eseguire un'ispezione accurata di tutti i canali di discendenti di raccolta delle acque meteoriche, oltre che le pendenze e le impermeabilizzazioni della parte sommitale della copertura. Una volta verificato il corretto sistema di convogliamento a terra delle acque piovane ed il sistema di impermeabilizzazione delle parti sommitali dell'edificio, si potrà procedere con l'intervento sugli intonaci e sulle murature esterne. Le scelte di progetto (materiali e tecniche) si sono pertanto dirette verso adeguate misure preventive, che da un lato favorissero l'evaporazione dell'acqua assorbita dal paramento murario in laterizi, evitando cioè che uno strato di intonaco non traspirante tenesse imprigionata l'acqua, le consentisse di diffondersi per capillarità interstiziale, provocando distacchi e rotture dello strato superficiale; dall'altro, orientandosi verso misure che evitassero i ristagni a terra di acqua in prossimità delle murature, controllando il sistema di smaltimento delle acque meteoriche, creando una fascia drenante tutta intorno alla Porta e correggendo le pendenze del terreno, per facilitare l'allontanamento dell'acqua dalle strutture dell'edificio. In tal senso, nel progetto si prevede di lasciare aperto l'ultimo tratto dell'alloggio murario in cui scorre il tubo discendente di raccolta delle acque piovane, per evitare che i naturali fenomeni di condensa possano imbibire le murature intorno. La possibilità di chiudere l'alloggio murario con una porta metallica traforata (con un disegno a rombi analogo a quello delle griglie esistenti di chiusura finestre sui fronti laterali) consentirà da una lato di garantire una adeguata protezione del tubo da atti di vandalismo, dall'altro l'ispezionabilità futura e una agile sostituzione di eventuali parti o snodi, senza danneggiare e rompere la muratura. Nel progetto si prevede poi di intervenire nella porzione di muratura immediatamente adiacente l'apertura sul fronte est, per ricostituire il paramento murario, proteggere la soglia e agevolare la fuoriuscita dell'acqua piovana all'esterno dell'edificio, posizionando una scossalina di protezione in rame.
Ciò che non si intende fare è rimuovere le guaine bituminose poste a copertura della parte sommitale della porta, lasciando il sistema di copertura in coppi realizzato nel corso del Novecento e ancora ben funzionante. Ciò che si rende necessario è però una revisione del manto in coppi, con la sostituzione degli elementi in laterizio rotti e la verifica della correttezza delle pendenze dei canali di raccolta della acque. Anche per quanto riguarda l'abbaino, si procederà con un controllo puntuale delle murature, della copertura e dell'impermeabilizzazione, con particolare riguardo ai punti di innesto della copertura circostante. Una volta eseguiti questi interventi e scarniti gli intonaci cementizi in maniera manuale, senza cioè sottoporre le murature a stress e traumi da percuotimento, le murature dovranno essere fatte asciugare per poi procedere con la stesura dei nuovi intonaci traspiranti, a base di calce naturale, senza l'aggiunta di alcun legante cementizio che possa nuovamente interagire con l'acqua, creando danni alle superfici e alle sottostanti strutture in laterizio. Per la maggior parte delle superfici si programma dunque una rimozione manuale dell'intonaco cementizio esistente, ivi compresi gli elementi in cemento e ciottoli di fiume, e la stesura di tre strati, da eseguirsi dopo un'accurata pulizia delle superfici, al fine di rimuovere completamente i residui di precedenti lavorazioni, la malta inconsistente tra i conci murari, le incrostazioni saline interstiziali e gli eventuali sottofondi a base gesso, che possano pregiudicare l'adesione del nuovo intonaco.
Ove necessario, si dovrà provvedere in primo luogo alla ristilatura dei giunti disgregati (da rimuovere manualmente mediante spazzola morbida), mediante una nuova malta costituita esclusivamente da materie prima naturali. Allo stesso modo si procederà dove esistono fessure nel parametro murario, fori o mancanze. Quindi verrà realizzato, su tutta la superficie della facciata, un primo strato di rinzaffo di circa 10 mm di spessore, formato da una malta a grana grossa, costituita esclusivamente da materie prime naturali.
Una volta indurito il rinzaffo, verrà poi steso uno strato di intonaco di spessore compreso tra i 15 ed i 20 mm, costituito da malta di pura calce idraulica naturale, pozzolana naturale extra fine, inerti di sabbia silicea e calcare dolomitico. Infine verrà realizzata finitura superficiale a tinteggio, costituito da terre naturali e puro grassello di calce dolce naturale.
La scelta dei colori di finitura sarà rimandata alla fase di cantiere e alla realizzazione di prove di colore (su approvazione della direzione lavori e della Soprintendenza).
Poche sono le aree per le quali non si prevede la rimozione completa dell'intonaco: si tratta di alcune modanature e cornici, non interessate dalla precedente sostituzione dello strato superficiale in intonaco povero di calce idraulica con malta bastarda, a forte componente cementizia, o dove la rimozione dello strato cementizio potrebbe provocare rotture importanti della struttura sottostante i laterizi. In questi casi limitati si provvederà a rimuovere le sole parti decoese e a ricostruire le esatte sagome delle bugne e degli elementi decorativi mediante modine in legno, impiegando lo stesso tipo di intonaco, dove si renderà necessario si provvederà preventivamente a sostituire alcuni elementi in laterizio fortemente degradati (esfoliazione e polverizzazione) mediante la tecnica dello scuci-cuci e la sostituzione con elementi di analoghe dimensioni e caratteristiche materiche; anche in questo caso, per la malta di allettamento si prevede di integrare una malta a base di sola calce naturale. Un'ultima osservazione è relativa all'intervento di restauro da eseguirsi sulla lastra commemorativa a ovest, sul fronte sud.
Il progetto prevede la sua rimozione accurata, da parte di personale specializzato, previa protezione della superficie mediante l'apposizione di bendaggi di sostegno.
Una volta calata a terra, la lastra in pietra verrà pulita mediante strumenti manuali e si provvederà alla sigillatura e stuccatura delle lesioni. Quindi, si interverrà sulla muratura dell'edificio al fine di predisporre un piano di appoggio adeguato e traspirante; si procederà con la rimozione dello strato cementizio e, analogamente a quanto fatto sul resto delle murature, si procederà con la predisposizione di un piano livellato, utilizzando lo stesso prodotto impiegato per il rinzaffo. Il progetto prevede la possibilità di sostituire o aggiungere eventuali perni metallici di sostegno, laddove quelli esistenti non si dimostrassero più funzionanti o sufficienti a sostenere il peso della lastra. Tale valutazione potrà però essere fatta solo in sede di smontaggio della lastra stessa.

Notizie storiche
Quello di Porta Cremona è l'unico degli archi che delimitavano gli ingressi medioevali della città conservatosi sino ad oggi. Nel suo assetto attuale, risale ad un progetto del 1789 dell'ingegner Dossena, che venne realizzato tra il 1791 ed il 1792, nel contesto di un piano di sistemazione urbanistica e viabilistica che riguardava la circonvallazione e i passeggi esterni, varato dall'amministrazione francese della città nell'ultimo decennio del XVIII secolo. La nuova strada di circonvallazione intendeva sostituire il tracciato aderente al perimetro esterno delle fortificazione e dei bastioni secenteschi, ormai in stato di abbandono. La strada della circonvallazione raccordava il centro urbano con le principali vie di comunicazione del territorio: la Mantovana, la strada per Crema, la diramazione per San Colombano, quella per Sant'Angelo e infine quella per Lodi Vecchio. In quegli anni vennero quindi ricostruite Porta Regale, Porta Nuova (eretta nel 1782) e Porta d'Adda (ristrutturata contemporaneamente a Porta Cremona). Qualche anno dopo la fine dei lavori di ricostruzione, nel 1819, iniziano i lavori di realizzazione del "passeggio interno", che si conclusero nel 1842. Il confronto tra le mappe del Catasto Teresiano (1720-1723), del Catasto Lombardo Veneto (1855-1857) e del Cessato Catasto dell'Italia unita (1894- 1902), fa emergere l'evoluzione del contesto in cui si inseriva Porta Cremona, dall'antico accesso medievale ancora dotato di mezze lune difensive, baluardi e terrapieno all'assetto ottocentesco con gli edifici che si addossavano alla Porta e la raccordavano alla cinta muraria, in posizione arretrata rispetto alla roggia Molina ancora a cielo aperto, con un passaggio centrale per i carri con le merci ed i nobili a cavallo (che veniva chiuso al tramonto con un portone in legno) ed i due laterali per i pedoni, sino al maggio 1911, quando "la città di Lodi aprì libere ai commerci ed alle industrie le medievali barriere" (come ricorda la lapide affissa sul fronte sud della Porta). Un importante intervento di restauro interessò la Porta negli anni '30 del Novecento, quando vennero demoliti i corpi di fabbrica che vi si addossavano ed i tratti delle mura cittadine che andavano ad innestarsi sui lati corti dell'edificio. In questo modo la Porta si trovò ad essere un corpo isolato all'interno di un tessuto cittadino molto modificato, in cui era stata chiusa anche la roggia Molina per realizzare il passeggio alberato. Fu presumibilmente in questa occasione che vennero realizzati importanti lavori di rifacimento degli intonaci (cementizi) e delle bugne, con lo scopo di ricostituire una unitarietà del monumento, non progettato evidentemente per essere aperto ed osservabile sui quattro lati. Da una prima analisi stratigrafica condotta sugli intonaci attuali, risulta inoltre plausibile ipotizzare che la coloritura finale color ocra fosse stata data in quest'occasione. Durante questi restauri vennero anche smontati gli ultimi elementi metallici che erano il segno di una passata presenza di porte di chiusura dell'edificio verso l'esterno. Inizialmente il traffico veicolare venne fatto transitare sotto l'arco centrale, con evidenti ripercussioni anche sullo stato di conservazione delle superfici intonacate. L'asfalto lambiva l'edificio su tutti i lati e fenomeni di degrado riconducibili alla presenza di umidità nelle murature sono ben evidenti nelle foto d'archivio degli anni '60. L'ultimo importante restauro che interessò la Porta risale agli anni '90 del Novecento. In questa occasione vennero rifatte molte porzioni di intonaco cementizio di rivestimento (principalmente localizzate nella parte bassa dell'edificio) e, presumibilmente, la decorazione in acciottolato delle bugne oggi presenti sui lati est, nord ed ovest.
Si procedette sicuramente ad un intervento di pulitura degli elementi in granito e alla tinteggiatura finale di tutto l'edificio con una colorazione tenue, che oggi fa trasparire, in alcune zone degradate per fenomeni di spellicolamento, il vecchio color ocra degli anni '30 del Novecento. Ciò che allo stato attuale delle ricerche non è dato sapere con certezza è quando sia stata realizzata la trasformazione dell'antica copertura nell'attuale impluvio a due falde con coppi in laterizio. Questo intervento invasivo portò alla demolizione della volta a botte che copriva il piano di estradosso dei tre passaggi e la sostituzione del vecchio sistema di convogliamento delle acque meteoriche, invertendone completamente l'andamento. Vennero poi aggiunte scossaline metalliche, guaine bituminose e tubi in pvc, allacciando la parte terminale dell'unico pluviale alla fogna cittadina, attraverso un pozzetto a terra, visibile nel passaggio pedonale est. Si procedette poi alla sistemazione della pavimentazione, proponendo un acciottolato annegato in un massetto di cemento nelle zone sotto le volte dei tre passaggi, ed erba tutto intorno all'edificio.
Alcune foto scattate alla fine degli anni '90 dimostrano come l'intervento di restauro non avesse risolto i problemi di umidità che si erano già presentati in precedenza. Fenomeni di degrado dovuti alla presenza di acqua all'interno delle murature erano infatti ben visibili, soprattutto nella porzione est. L'arco di Porta Cremona è a tre fornici. All'esterno è decorata da quattro colonne di ordine dorico, addossate alla parete e poggianti su alti plinti, munite di capitelli e sostenenti un architrave con fregio e metope lisce, sormontato da cornici. Negli intercolumni laterali sono sistemati i due emblemi della città: il complesso è poi rivestito completamente di miagolo granito.
(12-07-2011)
 
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La porta vista da corso Mazzini ai primi del '900
La porta vista da corso Mazzini ai primi del '900
 
Primi del '900, con il ponte sulla roggia Molina
Primi del '900, con il ponte sulla roggia Molina
 
Un'immagine del 1968
Un'immagine del 1968
Porta Cremona nel 1910
Porta Cremona nel 1910
 
Pianta del 1648, nel tondo la posizione di Porta Cremona
Pianta del 1648, nel tondo la posizione di Porta Cremona
 
Primi anni '80, dopo la chiusura al traffico
Primi anni '80, dopo la chiusura al traffico