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Il parco di via Lago di Garda intitolato ai medici e agli operatori sanitari d'Italia

Si è tenuta del pomeriggio di ieri l'intitolazione deIlll parco di via Lago di Garda ai "Medici ed Operatori Sanitari d'Italia", baluardi nella lotta contro la pandemia che per primo ha colpito il territorio Lodigiano.

A un anno dal riconoscimento a Codogno del primo caso di Covid in Italia, l'Amministrazionene comunale ha reso omaggio agli uomini e alle donne che prestano servizio in ambito sanitario, per aver affrontato l'emergenza con abnegazione e coraggio.

L'area verde di via Lago di Garda si trova a pochi passi dall’Ospedale Maggiore, dove i sanitari si sono presi cura della comunità,  mettendo a rischio la propria salute, per combattere la battaglia contro il virus e salvare la vita di migliaia di persone.

Durante la cerimonia sono intervenuti il Sindaco Sara Casanova, il direttore generale di A.S.S.T. Salvatore Gioia, il Vescovo Mons. Maurizio Malvestiti, che ha impartito la benedizione, e la dirigente dell'Istituto comprensivo Lodi IV Caterina Guerini,  insieme a una delegazione di alunni che hanno presentato i disegni, gli striscioni e gli elaborati destinati ai reparti Covid dell'ospedale.

Di seguito si riporta il discorso del Sindaco Sara Casanova

Autorità tutte
Cari concittadini,

Un saluto a voi che ci onorate partecipando a questa cerimonia. Oggi abbiamo l'opportunità di esprimere gratitudine ai medici e agli operatori sanitari, baluardi nella lotta contro la pandemia e colonna portante di questa comunità e di tutto il Paese in uno dei momenti storici più bui.

Vogliamo ringraziarli per aver salvato le vite di migliaia di persone, per aver combattuto ogni giorno in prima linea, con sprezzo del pericolo per sè e per i propri cari, per sopportare le conseguenze fisiche e psicologiche di un’emergenza senza precedenti, per aver accettato di lavorare in condizioni spesso proibitive, negli ospedali e nei pronto soccorso affollati, per aver assistito e confortato gli ospiti nelle strutture per anziani e fragili, per aver offerto non solo competenze, ma anche solidarietà e umanità, incarnando il concetto di “cura”, nel senso più profondo di ascolto, accompagnamento, empatia, per essere stati punto di riferimento sicuro per i familiari che non avevano la possibilità di fare visita agli ammalati e che  hanno trovato in voi espressioni vere di solidarietà e consolazione. 

L’Amministrazione comunale dà oggi  concretezza a questo profondo sentimento di riconoscenza, intitolando ai sanitari il parco dove ci troviamo, accanto all’Ospedale Maggiore, a un anno esatto da quella terribile notte tra il 20 e il 21 febbraio, quando a Codogno è stato riconosciuto il primo caso di Covid-19 in Italia. Da allora, nei reparti riservati al trattamento dei pazienti contagiati, i nostri “camici bianchi” hanno sofferto sconfitte e perdite dolorose, ma anche gioito per ogni minimo progresso nello sviluppo delle terapie, per ogni  guarigione. Vogliamo così contribuire, attraverso un gesto solo apparentemente semplice e banale, a custodire e trasmettere l'insegnamento prezioso lasciato da uomini e donne straordinari che si sono battuti, anche in circostanze di grave difficoltà, per la difesa della vita, assicurando a ogni cittadino il diritto fondamentale alla salute, sancito dalla nostra Costituzione.

Sappiamo bene che la battaglia non è finita e quale peso gravi ancora sulle spalle delle professioni sanitarie. A Codogno, dove tutto è cominciato un anno fa, abbiamo celebrato ieri la prima Giornata nazionale dei professionisti sanitari, sociosanitari, socioassistenziali e del volontariato, ricordando i 325 medici e odontoiatri vittime del Covid. Un dato che ci spinge a riflettere sull'urgenza di investire tutte le risorse a disposizione perchè queste figure siano adeguatamente protette, valorizzate e messe nella condizione di operare al meglio.
La sfida che ci attende è infatti la più impegnativa: battere in velocità il virus, assicurando un efficiente distribuzione dei vaccini e garantendo al tempo stesso cure accessibili e adeguate per tutti. E' questa la base su cui si fonda qualsiasi futura strategia di ricostruzione e di ripartenza, è questo il dovere a cui devono assolvere le istituzioni, attuando politiche strutturali che tengano conto dell'esigenza di promuovere la sanità, contestualmente al rilancio dell'economia.

Lo dobbiamo innanzitutto alle nuove generazioni, tra le più penalizzate dalla crisi, ai nostri bambini, che hanno bisogno di riconquistare spazi sicuri e sereni di socialità, e ai nostri giovani che hanno tanta energie e desiderio di guardare al futuro con speranza.
Sono con noi oggi la dirigente dell'Istituto comprensivo Lodi IV e una delegazione  di insegnanti e studenti delle scuole che fanno riferimento a questa zona della città. Per l'occasione hanno preparato disegni, striscioni e elaborati che raccontano la loro personalissima visione della pandemia. Hanno realizzato dei   capolavori di creatività, dimostrando di aver ben compreso il ruolo cruciale dei sanitari nella lotta contro il virus, paragonandoli a angeli e a eroi, difensori del bene.
  
I nostri piccoli hanno pienamente ragione, anche se all'appellativo “eroi”,  aggiungerei una precisazione: “eroi della normalità”, perchè al gesto eclatante, hanno preferito la discrezione e l'umiltà del lavoro quotidiano. Sono rimasti nell'ombra, tenendo fede al giuramento professionale e ai valori deontologici, sempre con dedizione e attaccamento. In silenzio, hanno ascoltato, supportato e incoraggiato, senza rivendicare meriti. Uomini e donne impegnati sul campo, a testa bassa, per aiutare tutti noi a superare questa terribile crisi.
 
A ciascuno di loro oggi rinnovo il GRAZIE della comunità lodigiana, insieme alla stima e alla piena fiducia nel loro operato, nella convinzione che, rimanendo uniti, potremo superare questa difficile prova e tornare ad essere più forti di prima.

Lodi, 21 febbraio 2021