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Qualità dell’aria: il Comune di Lodi aderisce al progetto “Supersiti” per lo studio del PM10 promosso da Arpa Lombardia

Nel periodo compreso tra ottobre 2019 e agosto 2020 Arpa Lombardia ha effettuato, su richiesta del Comune di Lodi, importanti approfondimenti sul tema della qualità dell’aria, nell’ambito del progetto “Supersiti” che prevede l’attivazione di misure speciali utili a comprendere adeguatamente i meccanismi di formazione, trasformazione e trasporto degli inquinanti e a supportare l’individuazione delle azioni di risanamento.

“La finalità dell’indagine promossa da Arpa Lombardia, che ringrazio per la puntualità dell’approfondimento svolto e per la disponibilità a condividerne ed illustrarne i risultati, è stata quella di individuare le principali componenti e sorgenti del PM10 per stimare quale sia il loro reale contributo alla formazione del particolato atmosferico - afferma il Sindaco Sara Casanova -.Seppur a fronte di una significativa diminuzione delle concentrazioni di questo inquinante, pari al 44%, della media annua rilevata negli ultimi 15 anni, lo studio evidenzia la complessità del fenomeno e conferma l’esigenza di adottare politiche che devono quanto meno estendersi all’intero bacino padano e non possono essere ristrette ai singoli territori. Ciò non toglie valore all’impegno che le singole Amministrazioni possono mettere in campo per aumentare la sensibilità in tema di qualità dell’aria, per la valorizzazione del verde e della mobilità sostenibile e per il rafforzamento dei controlli sul rispetto delle misure regionali antinquinamento, azioni su cui il Comune di Lodi sta lavorando con costanza e attenzione”.

“Lo studio elaborato dai tecnici di Arpa mette in luce che la formazione del PM10 non è attribuibile a singole e separate sorgenti, ma a un insieme di esse e a svariate reazioni fisico-chimiche a cui sono sottoposte le masse d’aria in movimento - aggiunge l’assessore all’Ambiente Alberto Tarchini -. Partendo da questa evidenza, occorre ragionare in termini di area vasta sulla possibile applicazione di misure capaci di incidere sulle differenti cause del fenomeno. Particolarmente interessante l’approfondimento relativo all’andamento dei principali inquinanti durante il periodo di lockdown: mentre risulta evidente la riduzione della concentrazione di ossidi di azoto rispetto alla media degli anni precedenti, motivata da un calo delle sorgenti traffico, riscaldamento e consumo di energia, l’effetto sui livelli di PM10 appare invece molto più limitato. Gli elaborati prodotti da Arpa sono a disposizione di tutti i cittadini sul sito internet del Comune di Lodi”.

La campagna di rilevamento, proseguita per 11 mesi, è stata effettuata presso la stazione fissa di rilevamento presente in via Vittime della Violenza dove la strumentazione esistente è stata integrata con apparecchiature specialistiche.

Nel periodo di misurazione i valori relativi alle concentrazioni di PM10 si sono dimostrati coerenti con il trend in atto di progressiva diminuzione che, a partire dall’anno 2005, ha condotto ad una contrazione del 44% della media annua (da 59 µg/m3 a 33 µg/m3) e del 65% del numero di giorni di sforamento del limite fissato dalla legge (da 168 giorni con concentrazioni maggiori di 50 µg/m3 a 59). Benché i valori registrati risentano in modo evidente delle variabili meteorologiche che caratterizzano le singole annualità, risulta comunque significativo il miglioramento ottenuto nel lungo periodo che consente di rispettare il limite di 40 µg/m3 stabilito per la media annua, ma non ancora quello per le giornate di sforamento, stabilito in 35. Per comprendere le dinamiche di formazione e circolazione del PM10 occorre tenere presente che il particolato atmosferico aerodisperso è costituito da una miscela di particelle allo stato solido o liquido, esclusa l’acqua, presenti in sospensione nell’aria per tempi sufficientemente lunghi da subire fenomeni di diffusione e trasporto. Tali particelle possono avere diverse caratteristiche chimico-fisiche e diverse dimensioni. Esse possono essere di origine primaria, cioè emesse direttamente in atmosfera da processi naturali o antropici, o secondaria, cioè formate in atmosfera a seguito di reazioni chimiche e fisiche.

Le principali sorgenti naturali sono l’erosione e il successivo risollevamento di polvere del suolo, incendi, pollini, spray marino, eruzioni vulcaniche, mentre le sorgenti antropiche si possono ricondurre principalmente a processi di combustione (traffico autoveicolare, uso di combustibili, emissioni industriali), benché non vadano trascurati i fenomeni di risospensione causati dalla circolazione dei veicoli, le attività di cantiere e alcune attività agricole. Entrando nel merito dello studio, uno degli elementi di maggior interesse è dato dall’analisi delle componenti che determinano i livelli complessivi di PM10 per valutarne l’andamento nel tempo.
Dai rilevamenti è emerso che annualmente il nitrato d’ammonio rappresenta oltre 1/3 del particolato. A tal proposito è importante notare come l’apporto di questa sostanza non sia direttamente imputabile ad una specifica fonte di emissione. La formazione avviene infatti in atmosfera, a partire prevalentemente dalla reazione dell’ammoniaca, emessa soprattutto da attività agricole e dagli allevamenti, con ossidi di azoto. Contribuiscono alla composizione del PM10 anche il carbonio organico (da combustioni naturali o antropiche), che pesa 1/5, la materia crostale per il 16 %, (ovvero elementi di origine naturale tipici della crosta terrestre presenti in atmosfera per l’azione meccanica, sia naturale che antropica di risospensione di polvere del suolo) e il solfato d’ammonio (prodotto dalla combinazione di ammoniaca e ossidi di zolfo) per il 10%.

L’ulteriore elaborazione dei dati ha consentito di valutare l’apporto al PM10 delle singole sorgenti. In particolare sono 7 i fattori ai quali è stato attribuito il 97% della massa di particolato misurata. Su base annua nitrato e solfato d’ammonio rappresentano quasi il 60% della massa, mentre al traffico può essere direttamente imputato il 17% del particolato. Combustione di biomassa e polvere minerale contribuiscono rispettivamente per il 12% e il 10%.

Confrontando Lodi con i principali “Supersiti” della Regione Lombardia, Milano-Pascal e Schivenoglia (MN), si evidenzia infine che nel nostro Comune, come a Schivenoglia, sono preponderanti i fattori di composizione del PM10 legati all’alta vocazione agricola e zootecnica del territorio, mentre risulta significativamente inferiore rispetto a Milano l’incidenza del traffico.