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Finanziato dal CdM con 180.000 euro il progetto "Ricomincio da me"

La proposta di Lodi per l'assistenza alle donne vittima di violenza

Il progetto "RICOMINCIO DA ME. Percorsi di empowerment per donne vittime di violenza e i loro figli", presentato dal Comune di Lodi, ha ottenuto un contributo di 180.000 euro (pari all’intero importo richiesto) da parte del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La notizia dello stanziamento è stata trasmessa al Comune il 22 novembre, nell’imminenza della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, che si celebra oggi.
Su un totale di 163 progetti presentati per l’accesso alle risorse dell'Avviso pubblico “per il potenziamento dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza e ai loro figli e per il rafforzamento della rete dei servizi territoriali”, quello proposto dal Comune di Lodi si è piazzato 13° in graduatoria.

Il contributo ottenuto permetterà nei prossimi mesi di garantire le fase di accompagnamento all’uscita dalla situazione di violenza, direttamente conseguente alla prima fase di emergenza e presa in carico, ovvero quel percorso di “empowerment” delle donne, così determinante per evitare recidive ed il perpetuarsi di lunghe situazioni di maltrattamento, con ricadute pesanti anche in termini economici e sociali per il territorio.
Le risorse, dunque, attiveranno misure concrete per i percorsi di autonomia delle donne: borse lavoro, doti economiche per la compartecipazione alle spese per affitto, sostegno educativo per loro e i loro figli, corsi di formazione professionalizzanti per l’inserimento/re-inserimento lavorativo, sostegno psico-pedagogico per consolidare le competenze genitoriali indebolite da anni di violenza, percorsi psicologici per i figli vittime di violenza assistita, voucher economici per le spese dei servizi educativi per i figli (nidi, centri ricreativi estivi, attività sportive etc.).

"Un ottimo risultato - sottolinea il Commissario Straordinario del Comune di Lodi, Mariano Savastano - che conferma la qualità del lavoro svolto da alcuni anni in questo delicato ambito e l’importanza dell’esperienza e delle competenze che sono state acquisite dal Comune nel ruolo di capofila della Rete Territoriale Antiviolenza, costituita nel 2014 in collaborazione con la Prefettura e con la partecipazione attiva di 20 soggetti tra istituzioni, forze dell’ordine, sistema socio-sanitario, sistema giudiziario, sistema scolastico e associazionismo. La Rete Territoriale Antiviolenza di Lodi ha favorito in questi anni l’accesso a finanziamenti regionali e nazionali che hanno permesso di offrire una risposta concreta e coordinata a tutte quelle donne vittime di violenza che hanno deciso di denunciare la loro situazione, reagire e ricostruirsi una vita senza più paura".

Proprio nelle vesti di rappresentante dell’ente che coordina sul territorio le politiche contro la violenza sulle donne, in occasione della Giornata Internazionale il Commissario Straordinario ha scritto una lettera a tutti i sindaci del Lodigiano, invitandoli a perseverare nell’opera di sensibilizzazione sul tema e a collaborare alla promozione dei servizi offerti dalla Rete, a partire dal Centro “La Metà di Niente”, a cui è possibile accedere per trovare gratuitamente ascolto, accoglienza, sostegno psicologico, consulenza legale, orientamento, sostegno al reinserimento lavorativo–sociale e soluzioni abitative di pronto intervento in quei casi in cui si rilevino situazioni ad alto rischio di incolumità.

"Purtroppo, il fenomeno della violenza sulle donne è tutt’altro che marginale, anche nella nostra realtà locale - ricorda il Commissario - basti pensare che nel solo 2015 le donne lodigiane vittime di violenza prese in carico dal Centro “La Metà di Niente” sono state ben 135. A livello nazionale, secondo le rilevazioni Istat le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale sono quasi 7 milioni, vale a dire il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Di queste, il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. I numeri e i dati a nostra disposizione ci dicono, inoltre, che la violenza sulle donne non guarda in faccia al reddito, alla cultura, alla cittadinanza o alla posizione sociale. È perfettamente trasversale ed è più vicina a noi di quanto possiamo sospettare".

"In questa giornata - commenta infine il Commissario - è quindi indispensabile rivolgere un messaggio a tutti gli uomini. La violenza sulle donne, infatti, è prima di tutto una “questione maschile”, che interroga il modo di relazionarsi e il rapporto tra i generi, ancora troppo impari. Dobbiamo tutti impegnarci per contribuire a promuovere un cambiamento culturale e sociale, soprattutto per le nuove generazioni, che veicoli nuovi modelli di relazione e nuovi modelli di identità maschile. La violenza non è da uomini! Chi esercita la violenza esprime solo viltà e debolezza".

(25-11-2016)