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Istituto Fanciullezza: iniziati i lavori

Sono iniziati lo scorso 20 giugno, con le operazioni preliminari di allestimento del cantiere, e si concluderanno entro 390 giorni da quella data (quindi alla fine di luglio 2012) i lavori di realizzazione del nuovo asilo nido presso l'ex Istituto Fanciullezza, primo lotto dell'impegnativo piano di riqualificazione della struttura che sorge in strada Vecchia Cremonese, destinata a diventare un innovativo centro di servizi per l'infanzia e le famiglie. Presentato oggi alla stampa con un sopralluogo presso il complesso da anni dismesso, l'intervento (progettato dallo studio Zpz Partners di Modena) prevede un quadro economico dell'importo di 2.500.000 euro, di cui 1.179.000 euro per opere (comprensive di oneri per la sicurezza e Iva al 10 per cento), 1.015.000 euro di somme a disposizione per lavori in economia, 200.000 euro per spese tecniche, 63.000 euro per imprevisti, 20.000 euro per allacciamenti a servizi, 18.000 euro per incentivi alla progettazione e 5.000 euro per pubblicità. L'appalto è stato assegnato alla Cooperativa G.M.C. di Tortona, che rispetto alla base d'asta di 1.858.000 euro ha presentato un'offerta con ribasso del 43 per cento, per un importo di aggiudicazione di 1.071.000 euro (al netto dell'Iva).

"L'investimento - spiega il sindaco, Lorenzo Guerini - è coperto per 1.700.000 euro da risorse proprie del Comune e per 800.000 euro da un contributo regionale, concesso a valere su un fondo per la realizzazione di nuovi servizi per l'infanzia, con assegnazione in base ad un bando: il fatto che la Regione abbia deciso di selezionare il progetto presentato dal Comune di Lodi tra quelli più meritevoli di sostegno finanziario avvalora il significato di questo intervento".
 
"Il progetto - informa l'assessore alle opere pubbliche, Enrico Brunetti - prevede di organizzare nell'Istituto Fanciullezza un Centro per l'Infanzia articolato in numerose attività. Al piano seminterrato (oggetto di questo primo lotto di lavori) troverà collocazione l'asilo nido, su una superficie complessiva di 803 metri quadrati (compresi gli spazi esterni); al piano rialzato verranno realizzati la reception, l'area di accoglienza ed uno book shop (114 metri quadrati), la caffetteria (178 metri quadrati), uno spazio polifunzionale (265 metri quadrati) e lo spazio famiglia 0-3 anni (210 metri quadrati); al primo piano il centro gioco (spazio gioco + laboratorio giocattoli: 516 metri quadrati) ed un centro di documentazione sull'infanzia (214 metri quadrati). L'idea base del progetto è di conservare e valorizzare l'edificio razionalista dei primi anni '30 procedendo secondo criteri di restauro del moderno. Il progetto si articola quindi in alcune fasi che si possono sintetizzare in cinque punti: 1) recupero filologico dell'edificio, conservando e valorizzando le caratteristiche tipologiche e formali del progetto originale, restaurando quindi il progetto razionalista e rendendolo visibile, nella sua integrità: l'intervento di restauro del moderno dell'edificio prevede il rifacimento delle finiture, dato che lo stato di degrado è tale da comportare l'esecuzione di intonaci, pavimenti, infissi, rivestimenti; 2) miglioramento statico e antisismico, con interventi che rendano la struttura adeguata agli standard normativi contemporanei e alle vigenti leggi; 3) rifacimento degli impianti per adeguamento alle funzioni previste e agli standard normativi contemporanei; 4) progettazione degli interni per organizzare le attività in modo funzionale alle esigenze dei bambini; 5) sistemazione dell'area esterna a parco aperto al pubblico e zona verde del nido".
 
"Il tema progettuale principale - osserva l'assessore alle politiche sociali, Silvana Cesani - è la costruzione di un ambiente per l'infanzia dove l'identità, funzionale ed estetica, di tale spazio racconti e supporti una precisa immagine del bambino: l'ambiente, inteso come insieme di qualità spaziali e sensoriali che comprendono l'architettura, gli arredi, le qualità immateriali dello spazio (colore, luce, materiali, acustica, microclima) risulta infatti determinante in un progetto pedagogico. La sfida progettuale consiste nel realizzare un luogo per un bambino competente, esploratore, dotato di cento linguaggi e grandi abilità: non un involucro vuoto da riempire di informazioni e regole, ma un soggetto protagonista. Un ambiente che si ponga come un grande laboratorio per l'auto-apprendimento del bambino, in grado di supportare e stimolare i singoli e differenti percorsi di crescita, che venga plasmato dalla attività e dalla progettualità dei bambini, degli insegnanti, del personale, ma anche che ne influenzi i processi cognitivi e le percezioni e che contribuisca a formare l'identità degli individui che lo abitano. Un ambiente per le famiglie e per gli operatori. Un luogo che rifletta l'obiettivo di lavorare con i genitori per supportarli nel loro compito educativo e nel piacere di osservare la crescita dei loro figli. Un luogo che testimoni la professionalità e la cultura dell'infanzia".
 
L'area Nido verrà allestita secondo precisi criteri pedagogici, con diverse "occasioni" di gioco e sperimentazione, distribuite sia negli spazi coperti che nel verde, creando un accesso diretto alla vasta area a nord dalla piazzetta centrale; la presenza di questo spiazzo centrale consentirà un buon equilibrio all'esterno tra aree pavimentate e non, con la previsione di una pavimentazione antiurto in corrispondenza delle altalene, come da normativa.
 
(21/07/2011)
 

Storia dell'edificio

Inserito nel filone di inizio XX secolo dei complessi religiosi dedicati all'infanzia, l'ex Istituto Fanciullezza di Lodi è l'espressione di un linguaggio architettonico razionalista proprio di quegli anni, di piacevole fattura e rigore. La struttura nacque negli '30 come Ricovero per l'Infanzia Abbandonata ed era gestito dalla Congregazione di Carità di Lodi. Il progetto fu elaborato nel 1932 dagli architetti Griffino e Faludi di Lodi, su incarico diretto del Comune, dopo l'esito negativo di un concorso pubblico. Costruito tra la fine del 1932 e il 1933, fu inaugurato il 29 ottobre 1933, alla presenza del gerarca fascista Starace. Le caratteristiche formali più rilevanti sono la pianta a "Z", con elemento emergente arrotondato a nord; l'uso di mattoni facciavista a passo quasi quadrato; la zoccolatura in mattoni relativa al piano seminterrato; le lesene di ordine gigante sulla parte semicircolare (ex-cappella); i davanzali in cemento continui sotto le finestre; le finestre continue su pareti intonacate o in laterizio; gli infissi in legno bianco; il tetto piano. La strategia di recupero del palazzo prevede la conservazione e valorizzazione di queste caratteristiche tipologiche e formali, procedendo secondo criteri di restauro del moderno, privilegiando il rispetto della planimetria e della divisione in blocchi, con la parte centrale più "trasparente", il ripristino o la posa di finiture compatibili con il periodo storico (ad esempio tapparelle in legno invece che in plastica, bancali in cemento, finestre a nastro in metallo di sezione sottile) e il recupero del colore bianco per esterni e interni.

Stato di fatto edile ed impiantistico

L'edificio ha uno stato di degrado delle finiture edili elevato e articolato, mentre la parte statica non risulta compromessa, ma richiede un intervento complesso, causa adeguamenti normativi. All'esterno l'edificio presenta la parte intonacata interessata da alcune zone con evidenti distacchi, intonaco scrostato e/o macchiato di salino (presenza di umidità). Il rivestimento in laterizio è, in parte, rovinato e parzialmente mancante; la stuccatura deve essere ripresa sul 100% della superficie. Il cornicione appare in buone condizioni e ne sarà possibile il recupero, con localizzate operazioni di manutenzione. I bancali in cemento sono, invece, molto degradati e devono essere sostituiti. Gli infissi a vetro sono da sostituire: ne esistono alcuni già sostituiti in alluminio color bianco (zone dell'interrato già ristrutturate) e in alluminio anodizzato (zona atrio ingresso), incompatibili con il linguaggio architettonico dell'edificio. Gli infissi esterni sono completi di tapparelle a rullo, di difficile recupero. Alcuni altri infissi (scale) sono in ferro e si dovrà valutarne l'eventuale sostituzione. I pavimenti interni sono molto diversificati, sia come materiale (marmette, ceramica, gres) che come colori. Le scale sono in pietra naturale, ma di scarsa qualità e diverse fra di loro. Nella ex-cappella, il pavimento è in marmo (botticino e rosso Verona), ma è rovinato e sarà quindi sostituito. Il giardino è parzialmente incolto e ha uno schema distributivo che non supporta gli usi futuri ipotizzati; le recinzioni sono in rete metallica leggera e sono rovinate, da sostituire salvando le parti in muratura della facciata principale. Alcune essenze arboree esistenti sono da salvaguardare, eccetto pini e cedri, che oltre a non essere essenze autoctone, hanno aspetto estetico e stato di salute mediocri. Si procederà quindi con la cura delle essenze presenti e la sostituzione delle poche da eliminare.

Il restauro del moderno

Dalla consultazione del materiale grafico e fotografico conservato presso l'Archivio Storico del Comune di Lodi, risulta che nel tempo siano sorte superfetazioni (la centrale termica sul lato ovest dell'edificio) e che ci siano stati rimaneggiamenti nei prospetti, i principali dei quali sono il tamponamento delle finestre lineari verticali sulla parte di edificio a pianta semicircolare e la regolarizzazione delle due finestre d'angolo sul fronte sud e nord. Il progetto, da un punto di vista compositivo, presentava infatti tre tipologie di infissi: in legno di larice tinteggiato bianco a sezione normale per le finestre di normali dimensioni; in legno di larice bianco con una sezione di infisso ridotta e "ritmo orizzontale" per le porte finestre vetrate; in metallo per le finestre a nastro orizzontali e verticali. La tipologia di vetrata con divisione a rettangoli orizzontali venne utilizzata per le porte a vetri di ingresso e per le due finestre di angolo, che fungevano da eccezione nell'orditura di facciata. Gli infissi sono stati rimaneggiati in tempi recenti, sostituite le vetrate con infissi in alluminio di bassa qualità e disegno differente, regolarizzati i davanzali rendendo le finestre tutte uguali e tamponandone alcune, modificando il disegno e il linguaggio della facciata. Gli infissi attuali sono tutti da sostituire e il progetto propone di ripristinare la tipologia e il disegno del progetto originale. Gli infissi vengono quindi riproposti secondo le caratteristiche di quelli riportati nei disegni di progetto e soprattutto nelle foto di cantiere, riportando - ad esempio - le finestre sul fronte al piano rialzato alle vetrate originarie, sino a terra, con infissi dalla sezione sottile (compatibilmente con nuove normative di contenimento energetico e sicurezza) e re-introducendo le finestre d'angolo tamponate. Anche i materiali saranno oggetto di intervento: il rivestimento in laterizio ha una forma insolita, più "quadrata", e richiede intervento di pulizia e recupero, con possibili sostituzioni in alcune parti danneggiate, con materiale uguale all'esistente. Le parti intonacate devono essere ripristinate e ricolorate con colore panna, come si deduce da disegni, scritti e fotografie, eliminando il grigio sabbia attuale. Le scalinate verranno ripristinate con i gradini in marmo. Gli interni verranno sgomberati da tramezze e superfetazioni, per rendere di nuovo leggibile la struttura tipologica dell'edificio, che organizzava le funzioni nei diversi corpi di fabbrica. La gestione della funzionalità degli spazi verrà affidata a sistemi di arredo, anche a grande scala, ma intercambiabili che dialogano con l'architettura ma non la stravolgono, lasciandone leggibili le proporzioni e il "ritmo". I due gruppi scala verranno confermati come collegamenti verticali dell'edificio, restaurati e riportati alla loro dimensione estetica originale. Le finiture interne saranno riproposte in sintonia con il linguaggio dell'edificio, avendo cura di non introdurre colori in una architettura che gestiva un paesaggio cromatico indotto dai materiali. Si prevedono quindi materiali che danno una prestazione estetica intrinseca, evitando le ceramiche nei bagni, preferendo l'uso di intonaco finito a marmorino, usando contropareti in cartongesso, soglie in pietra grigia, pavimento con "grana" visibile, simile alla palladiana (come effetto visivo generale), come il legno industriale. Verrà eliminato il locale tecnico a fianco del piano rialzato e saranno demoliti e ricostruiti i locali della centrale termica esistente, posti nel piano seminterrato: dal momento che staticamente risultano insicuri, si procedere al rifacimento, allargando la piattaforma del piano di calpestio rialzato e riorganizzando i locali tencici, così da potere ospitare sia la centrale termica che le unità di trattamento aria. La sistemazione della zona tecnica consentirà di ritracciare anche la rampa per l'accesso ai disabili, eliminando quella attuale, che risulta posticcia rispetto al progetto originale dell'edificio, organizzando un "segno" più lineare e compatibile con l'architettura razionalista.

Lo staff di progettazione

Il progetto di riqualificazione dell'ex Istituto Fanciullezza è stato elaborato da uno staff di 12 professionisti dello studio ZPZ Partners di Modena. In particolare, il disegno esecutivo è stato messo a punto da Michele Zini, Claudia Zoboli, Sara Nichelini, Andrea Cattabriga, Sara Calcioni, Daniela Ascari e Francesca Papi; Pier Luigi Cigarini e Luca Tassoni si sono occupati delle strutture, Maurizio Forghieri dei computi, Claudio Gobbi degli impianti meccanici, Massimo Piacentini di impianti elettrici e prevenzione incendi. Lo studio ZPZ Partners ha maturato una consolidata esperienza nella progettazione di strutture dedicate all'infanzia, realizzando, tra gli altri, i progetti del Centro Internazionale per l'Infanzia Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, il nido e la scuola dell'infanzia aziendale dell'Eni a San Donato Milanese, il nido aziendale della Tetra Pak a Modena, i nidi e le scuole dell'infanzia comunali di Nonantola e San Felice sul Panaro ed il nido di Takadanobaba a Tokyo, oltre alla mensa scolastica di Castelnuovo Rangone. Altri importanti progetti messi a punto dallo studio ZPZ Partners sono il Centro di Medicina Rigenerativa per la ricerca e la produzione di cellule staminali adulte dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, il nuovo ingresso della stazione ferroviaria di Modena, il master plan del quartiere residenziale, commerciale e di servizi Shiodome a Tokyo, la Torre Nuvola ad Acqui Terme.