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Celebrazione del 4 novembre

Nell'anniversario della fine della Prima Guerra Modiale e nella giornata delle Forze Armate, il Comune di Lodi invita la cittadinanza alle celebrazioni del 4 novembre per ricordare i caduti di tutte le guerre e per sottolineare il valore della pace.
 
Di seguito riportaiamo il discorso del Sindaco, Lorenzo Guerini:
 
Signor Prefetto, Signor Presidente della Provincia, autorità, associazioni d'Arma e dei combattenti e reduci, cari concittadini.

Con la celebrazione della Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, il 4 novembre di ogni anno completiamo il ciclo delle grandi ricorrenze civili che con il 25 Aprile (data della Liberazione) ed il 2 giugno (giorno della Repubblica) traccia il percorso di quei valori di libertà ed unità che rappresentano il fondamento della nostra convivenza.
 
In questa giornata, che 92 anni fa segnò per il nostro Paese la fine della prima guerra mondiale, rendiamo tributo al ruolo delle Forze Armate, proclamiamo la solidale appartenenza alla comunità nazionale e ci raccogliamo nel pietoso ricordo di tutti i caduti di ogni guerra.
 
Ogni anno, il 4 novembre, partecipando a questa, come a tutte le analoghe cerimonie che hanno luogo in molte parti d'Italia, portiamo la testimonianza di una memoria condivisa e rinnoviamo l'impegno a ritrovare anche nella nostra società contemporanea le ragioni profonde dell'unità ed il valore della nostra indipendenza nazionale, con la consapevolezza di essere chiamati a coniugare questi valori a quelli di un presente orientato alle pacifiche relazioni tra i popoli e alla costruzione dell'Europa come casa comune.
 
Si tratta di una riflessione che quest'anno, alla vigilia della ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, assume ulteriore significato, portandoci ad indagare il nostro sentimento di appartenenza ad un'unica nazione.
 
Un sentimento di cui dobbiamo sempre essere attenti a non abusare, per scongiurare da una parte le degenerazioni nazionalistiche e dall'altra le diffidenze che tali eccessi possono alimentare nei confronti dell'idea stessa di nazione e di patria.
 
In realtà, il patriottismo ed il senso di appartenenza nazionale sono risorse civiche fondamentali per una democrazia, qualora l'amore per la patria esprima amore per la libertà e non desiderio di prevalenza nei confronti di altri popoli e nazioni.
 
Allora, a un secolo e mezzo di distanza dal compimento del processo di unificazione, non è inopportuno né sbagliato domandarsi ancora se l'Italia sia davvero un'unica nazione.
 
Io credo che la risposta debba essere senz'altro positiva, perché quelli che celebreremo nel 2011 sono stati davvero 150 anni di storia nazionale, nel corso dei quali il senso di appartenenza al Paese è stato costruito e cementato dalla condivisione di esperienze che ci hanno accomunati ben più di quanto abbiano potuto generare divisioni (e talvolta persino lacerazioni), che pure, inevitabilmente, non sono mancate.
 
Questa consapevolezza è la premessa indispensabile per contribuire al pieno recupero di un'identità nazionale a cui non giovano certe semplificazioni caricaturali, che descrivono l'Italia come un Paese profondamente ed irrimediabilmente diviso, ma a cui altrettanto non giova neppure una vuota ed acritica retorica, che neghi l'evidenza di profonde differenze, che invece sono presenti.
 
In realtà, la nostra identità nazionale si compone di numerose dimensioni locali ed il profondo senso di appartenenza a queste ultime non deve essere vissuto come la negazione di un'appartenenza più vasta.
 
Perché le differenze esistono, ed in alcuni casi sono anche marcate e profonde, ma non sono e non possono diventare barriere invalicabili; al contrario, constatarle con onestà e senza ipocrisie può servire a comprenderne le ragioni e aiutare a costruire soluzioni che contribuiscano a colmare le distanze, rendendo la nostra comunità nazionale sempre più unita anche sotto il profilo sociale, economico e culturale, anche attraverso il raggiungimento di una nuova organizzazione dei rapporti tra i diversi livelli che compongono la nostra Repubblica, così come previsto dal processo di riforma federalista recentemente avviato.
 
Se sono queste le riflessioni che animano lo spirito con cui il nostro tempo si confronta con gli ideali di unità nazionale, nella ricorrenza del IV Novembre, lungi dal celebrare una "vittoria" che suonerebbe fuori da ogni tempo, la nostra memoria di comunità resta comunque saldamente legata alla rievocazione della conclusione della prima guerra mondiale, che ci impone di cercare e preservare uno stretto rapporto fra quel momento storico e l'attualità che viviamo.
 
Un rapporto che non può prescindere dalla considerazione del costo immane di quel conflitto e di ogni conflitto.
 
Quella che è stata definita la "grande guerra", con il suo tragico bilancio di quasi 40 milioni di vittime in divisa e civili, tra morti, dispersi e feriti, sembrava aver delineato un limite invalicabile, mostrando all'umanità la verità evidente che il ricorso alle armi come strumento di ricomposizione delle controversie porta sempre un carico di afflizione, devastazione e miseria che colpisce vinti e vincitori, senza distinzioni.
 
Chiusa quella drammatica pagina della storia dell'umanità, il mondo si illuse che non ne avrebbe più conosciute di altrettanto angoscianti.
 
Al contrario, la tremenda esperienza della guerra tornò a investire dolorosamente il mondo dopo soli 20 anni, con effetti ancor più devastanti, in cui la barbarie della violenza si sommava, nel nostro ed in altri Paesi, alla negazione delle libertà e all'affermazione di regimi dittatoriali.
 
La nostra Costituzione e l'inizio del processo di costruzione dell'Europa furono ispirati proprio da quanti avevano ancora negli occhi le scene terrificanti di quelle guerre e nel cuore il patriottismo e lo spirito di sacrificio dei combattenti.
 
Purtroppo, tuttavia, il presente continua incessantemente a proporre sempre nuovi scenari di conflitto nel mondo, interrogando le nostre coscienze e chiamandoci ad agire, perché la responsabilità di testimoniare l'alto ideale della pace è attribuita a ognuno di noi.
 
E' quanto sono chiamati a fare, anche ora, i tanti nostri connazionali che prestano la loro opera di solidarietà e di pacificazione in Paesi lontani: ad essi, innanzitutto ai nostri soldati, va oggi il nostro pensiero, insieme al nostro incoraggiamento e ad un messaggio di vicinanza e di stima, nel ricordo di quanti hanno spinto il loro impegno sino al sacrificio della vita.
 
Dal dopoguerra ad oggi, sono stati ben 84 i militari italiani morti sul campo nel corso di missioni internazionali di pace, sui più diversi scenari: dalla Somalia al Libano, dall'ex Jugoslavia all'Iraq, sino all'Afghanistan, dove l'Italia ha pagato l'ultimo tributo di sangue ai suoi doveri nei confronti della comunità internazionale meno di un mese fa, il 9 ottobre, con la morte di quattro militari, ai quali in questa giornata vanno il nostro pensiero, la nostra riconoscenza e la nostra gratitudine.
 
Si tratta di giovani e uomini che hanno servito il Paese con serietà, dignità ed umanità, gli stessi valori che animarono chi per servire il Paese è caduto prima di loro, stabilendo una linea di continuità tra il passato che ricordiamo e il presente che viviamo.
 
Dalla memoria della nostra sofferta storia, spetta a noi, con le nostre azioni e i nostri comportamenti, tenere vivo il significato di quelle radici, che continuano a dare senso al nostro presente e prospettiva al nostro futuro.
 
Ed è quanto continuano a fare le nostre Forze Armate che, richiamandosi a quei valori fondamentali, svolgono con generosità e sacrificio le loro funzioni di servizio ai processi di pace su scala internazionale ed alla sicurezza interna in ambito nazionale.
 
E lo fanno con qualificata professionalità, tale da suscitare l'apprezzamento degli organismi internazionali e l'affetto delle popolazioni tra cui sono chiamate ad operare.
 
E' per questo che con orgoglio possiamo affermare la nostra stima e riconoscenza per le Forze Armate italiane, strumento di pacificazione, risorsa preziosa di un Paese libero ed unito.
 
E con uguale orgoglio vogliamo dichiarare oggi la nostra appartenenza alla Nazione di tutti gli italiani, impegnati a cercare nel bene comune la matrice del bene per ognuno di noi, rendendo così un omaggio concreto alle centinaia di migliaia di italiani caduti su ogni fronte nel nome della Patria.
 
E' questo che vogliamo testimoniare il IV Novembre, ed è questo ciò che siamo chiamati a fare nella nostra realtà di ogni giorno.
 
Onore ai caduti per la Patria, viva le Forze Armate strumento di pace, viva l'Italia unita!