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Intervento del Sindaco Guerini ad Evora, Portogallo

Si riporta qui di seguito il testo dell'intervento tenuto giovedì 2 ottobre dal sindaco Lorenzo Guerini a Evora, in Portogallo, nel corso di un seminario internazionale sul tema "Lavoro illegale e condizioni lavorative degli immigrati nei Paesi dell'Unione Europea", organizzato da Fidestra (acronimo portoghese che sta per Associazione per la Formazione, la Ricerca e lo Sviluppo Sociale dei Lavoratori, che è il centro di formazione del sindacato portoghese di ispirazione cattolica Fdtc, Federacao dos Trabalhadores Democrata-Cristaos).
Fidestra è uno dei partner di Eza (European Centre for Workers' Questions), rete europea a cui aderiscono oltre 60 organismi di rappresentanza dei lavoratori e di formazione professionale di 20 differenti Paesi, accomunati dall'ispirazione alla Dottrina Sociale della Chiesa.
Eza (che gode del riconoscimento ufficiale dell'Unione Europea) collabora all'organizzazione del seminario di Evora, nel cui contesto il sindaco ha partecipato alla sessione di apertura, tenendo un intervento dal titolo "Integrazione degli immigrati nel mercato del lavoro: l'esperienza di Lodi".
L'antefatto di questo prestigioso invito risale allo scorso 21 luglio, quando il segretario generale di Eza, Francisco Rivas Gomez, e la segretaria esecutiva di Fidestra, Maria Reina Martin, sono stati ricevuti in Broletto dal sindaco, insieme al direttore della Fondazione Luigi Clerici, Paolo Cesana (vedi foto allegata, a corredo del testo).

Il seminario (che si inserisce in una manifestazione intitolata "Settimana del dialogo sociale", in corso a Evora sino all' 8 ottobre) intendeva mettere a confronto le situazioni di vari Paesi europei sul fronte del lavoro irregolare degli immigrati, con l'obiettivo di aumentare la conoscenza del problema e di individuare le responsabilità e le funzioni delle organizzazioni dei lavoratori nella lotta a questo fenomeno.

Premessa

Tra i fattori di cambiamento che in questi anni hanno maggiormente inciso sull'assetto sociale della Provincia di Lodi, l'aumento della presenza di stranieri ha progressivamente assunto dimensioni sempre più rilevanti, facendo registrare ritmi decisamente superiori alla media nazionale e a quella regionale della Lombardia.

Si tratta di un fenomeno che si è sviluppato di pari passo con la prorompente evoluzione che ha interessato sotto molti aspetti il territorio a partire dalla seconda metà degli anni '90, vale a dire da quando il Lodigiano ha acquisito autonomia amministrativa, staccandosi dalla Provincia di Milano.

Giusto per fornire un sintetico contesto di riferimento in cui collocare questo scenario di cambiamenti, basti citare la dinamica dei principali indicatori socio-economici: in meno di 15 anni la popolazione è cresciuta del 18 per cento, con il maggior tasso di incremento a livello nazionale; la disoccupazione si è più che dimezzata, passando dall'11 al 4 per cento; il tasso di natalità delle imprese è cresciuto alla media del 3 per cento annuo, collocando Lodi tra le prime 20 delle 107 Province italiane; il valore aggiunto è aumentato del 2,34 per cento all'anno, contro una media nazionale dell'1,54, e l'indice di produttività è salito a 110, fatto 100 l'indice nazionale e con quello regionale lombardo a quota 107.

L'immigrazione

Pur partendo da posizioni arretrate rispetto ad altre Province lombarde, il Lodigiano (che nel 1993 contava poco più di un migliaio di stranieri, pari a circa lo 0,6 per cento della popolazione residente) si è ben presto rivelato anche sul fronte dell'immigrazione come una delle aree maggiormente dinamiche di tutta Italia.

Nel 2007 gli stranieri rappresentavano ormai il 7,3 per cento della popolazione provinciale, contro una media nazionale del 5 per cento: su 107 Province, quella di Lodi si colloca al 16° posto nella graduatoria nazionale.

La progressione in corso ininterrottamente dalla prima metà degli anni '90 sembra aver subito una particolare accelerazione nel triennio 2001/2004 (da 6.800 a 13.000 presenze, pari a un aumento di oltre l'80 per cento) e una ulteriore impennata proprio nel 2007, con un incremento su base annua del 13,7 per cento, che colloca la Provincia di Lodi all'8° posto in Italia.

Peraltro, agli apporti di nuova immigrazione si somma un effetto non meno consistente di radicamento e stabilizzazione sul territorio di nuclei famigliari di stranieri già presenti: ben il 14,2 per cento degli stranieri residenti nel Lodigiano è infatti nato in Italia (23° posto nella graduatoria nazionale) e addirittura oltre un quinto del totale delle nascite registrate in Provincia di Lodi nel 2007 riguarda stranieri (6° posto in Italia).

Di questi fattori si trova riflesso anche nella quota di minori rispetto al totale degli stranieri presenti, pari a un quarto abbondante (per la precisione il 25,9), anche in questo caso tra i dati percentuali più alti in tutta Italia (9° posto).

Per quanto riguarda il mosaico delle nazionalità ed etnie rappresentate, dopo una prima ondata dall'Africa centrale e una seconda dall'Africa mediterranea, l'immigrazione straniera nel Lodigiano ha sempre più i connotati dell'est europeo: non solo albanesi (che hanno comunque caratterizzato il fenomeno migratorio tra la fine degli anni '90 e i primi anni 2000), ma soprattutto romeni, favoriti dal recente ingresso nell'Unione Europea.

La Provincia di Lodi è peraltro una delle sole 10 in tutta Italia in cui quella romena è la principale comunità straniera residente, pari al 16,4 per cento del totale degli stranieri, di cui quasi la metà vive nella città capoluogo, che invece complessivamente ospita poco meno di un quarto degli stranieri dell'intera Provincia.

Il fenomeno dell'irregolarità

Secondo i dati dei rapporti annuali elaborati dall'Ismu (l'istituto della Fondazione Cariplo per gli studi sulla multiculturalità) la presenza di stranieri irregolari in Provincia di Lodi è stabilmente stimata negli ultimi anni nell'8 per cento del totale degli stranieri presenti sul territorio.

Ha fatto eccezione a questa media consolidata il dato del 2006, con un incremento della quota di irregolari al 14 per cento, che si spiega però con una sorta di "effetto richiamo" che ha interessato la componente romena, in vista dell'acquisizione dal 2007 dello status comunitario da parte della Romania.

In precedenza, infatti, il tasso di irregolarità dei romeni nel Lodigiano era tra i più bassi, inferiore al 6 per cento. I tassi di irregolarità più elevati si registrano tra gli ecuadoregni (18 per cento), i macedoni (16 per cento) e gli egiziani (15 per cento), mentre i gruppi nazionali tra i quali il fenomeno della mancanza di permesso di soggiorno è meno diffuso sono quelli albanese, marocchino e cinese.

La condizione lavorativa

In provincia di Lodi la condizione lavorativa degli stranieri evidenzia una stabile prevalenza dell'impiego regolare a tempo indeterminato, con un picco nel 2004 di quasi il 50 per cento.

Nel corso degli anni è inoltre aumentata la quota di occupati regolari a tempo determinato, part time o stagionali, salita sino al 10 per cento, mentre nel contempo è progressivamente calata la quota di disoccupati, stabilizzatosi tra il 5 e il 6 per cento, rispetto al quasi 9 per cento della fine degli anni '90. Sul totale della popolazione straniera in età di lavoro (15-64 anni), i non disponibili al lavoro (studenti e casalinghe) rappresentano complessivamente poco più del 10 per cento.

Gli occupati irregolarmente sono scesi dal 40 per cento del 1999 al 20 per cento, mentre inizia ad assumere dimensioni significative il fenomeno dell'autoimprenditorialità, con circa l'8 per cento tra autonomi regolari e titolari di impresa.

Una particolarità da sottolineare riguarda la condizione di socio lavoratore in cooperative, che riguarda ben il 4 per cento degli stranieri, con un picco del 10 per cento per gli africani provenienti dall'area sub-sahariana, mentre per le singole nazionalità questa tipologia contrattuale è molto diffusa soprattutto tra gli albanesi.

Tra occupati (sia stabili che precari) e autonomi, la condizione di irregolarità è contenuta sotto il 20 per cento, mentre sino alla fine degli anni '90 superava il 44 per cento.
Al serbatoio di mano d'opera irregolare attinge soprattutto il settore delle costruzioni.

Immigrati imprenditori

L'impresa individuale rappresenta una delle corsie preferenziali per l'integrazione nella realtà economica e lavorativa provinciale degli immigrati.

Complessivamente, nel Lodigiano gli stranieri extra Ue titolari di imprese individuali sono 1.331 e costituiscono l'8,5 per cento del totale del territorio.

Considerando anche i comunitari di recente acquisizione (soprattutto romeni, ma anche bulgari, polacchi ed estoni), questa quota sale a quasi il 12 per cento.

Ampliando lo sguardo alle altre forme giuridiche delle imprese (società di capitali, società di persone, cooperative etc.), gli stranieri extracomunitari coinvolti a vario titolo nel tessuto economico locale aumentano di ulteriori 351 unità, fra titolari, soci, amministratori e altri incarichi aziendali, ai quali bisogna aggiungerne altri 485 comunitari.

In tutto, quindi, gli stranieri che ricoprono ruoli di responsabilità e gestione nelle imprese del territorio sono circa 2.200, su una popolazione straniera residente in Provincia inferiore a 16.000 persone.

In particolare, il settore delle costruzioni, che copre il 55 per cento delle imprese controllate in proprietà o gestite da stranieri, è la strada che permette a un gran numero di immigrati di trasformare un rapporto di lavoro dipendente (molte volte irregolare) in una forma di lavoro autonomo.

Un altro 20 per cento si concentra nelle diverse componenti del settore commerciale (dettaglio, ingrosso, ambulante, riparazione beni), seguito con il 7,5 per cento delle attività manifatturiere e con il 5,5 per cento dai servizi alle imprese (trasporti, magazzinaggio, facchinaggio, pulizie etc.).