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Il restauro dell'arco di Porta Cremona

Dalla mattinata di venerdì 9 novembre torna a splendere l'arco di Porta Cremona, l'unica porta medievale della città conservatasi sino ad oggi. I lavori di restauro, iniziati nel 2009 ad opera del Comune e di un'azienda privata in qualità di sponsor, hanno comportato particolari complessità tecniche dovute alla tipologia della struttura, che è stata isolata nella parte superiore così da impedire le infiltrazioni d'acqua, principale causa delle deformità murarie del passato. Soddisfazione espressa da Sindaco e Assessore ai lavori pubblici per l'alta qualità del lavoro svolto dalle imprese che hanno condotto i lavori. Valore economico complessivo di 99.000 euro.
 

L'Arco di Porta Cremona
 

Un esempio di collaborazione tra pubblico e privato

L'operazione del restauro dell'arco di Porta Cremona (l'unica delle porte medievali di accesso alla città conservatasi sino ai giorni nostri) è stata avviata nel dicembre del 2009 con l'installazione dei ponteggi, che hanno consentito a tecnici specializzati di ispezionare le varie parti dell'arco, in particolare per verificare le condizioni di impermeabilizzazione e lo stato di intonaci ed ornamenti. L'esito di questi accertamenti è stato sintetizzato in circa 80 pagine di relazione tecnica e relazione storica elaborate dall'architetto Daniela Oreni, che sono state sottoposte alla fine del 2010 alla valutazione della Soprintendenza, che nel giugno 2011 ha infine formulato parere positivo sull'intervento, la cui attuazione è stata articolata in due lotti: il primo (consistente nel risanamento del paramento murario e nella sistemazione delle coperture) si è concluso nel giugno 2012; il secondo, recentemente concluso, ha riguardato il restauro del paramento in laterizi, la pulitura della superficie e la realizzazione del nuovo strato di intonaco.
Il restauro dell'arco di Porta Cremona ha rappresentato il primo esempio a Lodi di coinvolgimento di soggetti privati nel finanziamento di un'opera pubblica così importante, che ha comportato per lo sponsor un considerevole impegno economico e un serio sforzo organizzativo, trattandosi di un monumento che richiede particolari attenzioni e il rigoroso rispetto di criteri filologici. Il rapporto di sponsorizzazione tra il Comune e la Tmp Ponteggi Srl è stato formalizzato nell'autunno del 2009 con una apposita delibera di giunta, secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali. Nel contratto di sponsorizzazione si prevedeva che lo sponsor si facesse carico della progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori, dell'esecuzione dell'intervento, della direzione dei lavori e del coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, affidandosi a tecnici in possesso di idonea abilitazione e ad imprese dotate di certificato per lavori di "restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali".
In cambio, lo sponsor ha avuto la possibilità di esporre forme di pubblicità sugli impianti di cantiere. I lavori hanno comportato una spesa complessiva di 99.000 euro, di cui 45.000 messi a disposizione dalla Tmp Ponteggi e 54.000 investiti direttamente dal Comune.

Il progetto di conservazione

L'intervento di risanamento √® consistito nella sostituzione di buona parte degli intonaci cementizi novecenteschi e nella creazione di un nuovo corpo di finitura traspirante, a base di calce naturale. Obiettivo principale √® stato quello di ricostituire uno strato di protezione del paramento murario laterizio, adeguato ed efficiente, rimuovendo prima gli elementi fortemente degradati, dannosi per il supporto e non pi√Ļ risanabili (paramento in cemento e ciottoli di fiume), quindi intervenendo con nuove superfici di finitura che favoriscano l'evaporazione dell'acqua che eventualmente dovesse entrare in futuro all'interno delle strutture. Prima di intervenire sugli intonaci √® stato necessario eseguire un'ispezione accurata di tutti i canali discendenti di raccolta delle acque meteoriche, oltre che le pendenze e le impermeabilizzazioni della parte sommitale della copertura.
Una volta verificato il corretto sistema di convogliamento a terra delle acque piovane ed il sistema di impermeabilizzazione delle parti sommitali dell'edificio, è stato avviato l'intervento sugli intonaci e sulle murature esterne. Le scelte di progetto (materiali e tecniche) si sono pertanto dirette verso adeguate misure preventive, che da un lato favorissero l'evaporazione dell'acqua assorbita dal paramento murario in laterizi, evitando cioè che uno strato di intonaco non traspirante tenesse imprigionata l'acqua, diffondendola per capillarità interstiziale, provocando così distacchi e rotture dello strato superficiale;
dall'altro, orientandosi verso misure che evitassero i ristagni a terra di acqua in prossimità delle murature, controllando il sistema di smaltimento delle acque meteoriche, creando una fascia drenante tutta intorno alla Porta e correggendo le pendenze del terreno, per facilitare l'allontanamento dell'acqua dalle strutture dell'edificio. In tal senso, il progetto ha previsto di lasciare aperto l'ultimo tratto dell'alloggio murario in cui scorre il tubo discendente di raccolta delle acque piovane, per evitare che i naturali fenomeni di condensa possano inibire le murature intorno. La possibilità di chiudere l'alloggio murario con una porta metallica traforata (con un disegno a rombi analogo a quello delle griglie esistenti di chiusura finestre sui fronti laterali) consentirà da una lato di garantire una adeguata protezione del tubo da atti di vandalismo, dall'altro l'ispezionabilità futura e una agile sostituzione di eventuali parti o snodi, senza danneggiare e rompere la muratura.
Il progetto prevedeva poi di intervenire nella porzione di muratura immediatamente adiacente l'apertura sul fronte est, per ricostituire il paramento murario, proteggere la soglia e agevolare la fuoriuscita dell'acqua piovana all'esterno dell'edificio, posizionando una scossalina di protezione in rame. Non sono invece state rimosse le guaine bituminose poste a copertura della parte sommitale della porta, lasciando il sistema di copertura in coppi realizzato nel corso del Novecento e ancora ben funzionante. E' stata poi effettuata una revisione del manto in coppi, con la sostituzione degli elementi in laterizio rotti e la verifica della correttezza delle pendenze dei canali di raccolta della acque.
Anche per quanto riguarda l'abbaino, si è proceduto con un controllo puntuale delle murature, della copertura e dell'impermeabilizzazione, con particolare riguardo ai punti di innesto della copertura circostante. Una volta eseguiti questi interventi e scarniti gli
intonaci cementizi in maniera manuale, senza cioè sottoporre le murature a stress e traumi da percuotimento, le murature sono state fatte asciugare, per poi procedere con la stesura dei nuovi intonaci traspiranti, a base di calce naturale, senza l'aggiunta di alcun legante cementizio che possa nuovamente interagire con l'acqua, creando danni alle superfici e alle sottostanti strutture in laterizio. Per la maggior parte delle superfici si è provveduto a rimozione manuale dell'intonaco cementizio preesistente, ivi compresi gli elementi in cemento e ciottoli di fiume, e la stesura di tre strati, dopo un'accurata pulizia delle superfici, al fine di rimuovere completamente i residui di precedenti lavorazioni, la malta inconsistente tra i conci murari, le incrostazioni saline interstiziali e i sottofondi a base gesso, che potevano pregiudicare l'adesione del nuovo intonaco. In alcuni punti si è provveduto alla ristilatura dei giunti disgregati (rimossi manualmente mediante spazzola morbida), con una nuova malta costituita esclusivamente da materie prima naturali.
Allo stesso modo si è intervenuti sulle fessure nel parametro murario, fori o mancanze. Su tutta la superficie della facciata è stato quindi steso un primo strato di rinzaffo di circa 0 mm di spessore, formato da una malta a grana grossa, costituita esclusivamente da materie prime naturali. Una volta indurito il rinzaffo, è stato steso uno strato di intonaco di spessore compreso tra i 15 ed i 20 mm, costituito da malta di pura calce idraulica naturale, pozzolana naturale extra fine, inerti di sabbia silicea e calcare dolomitico. Infine, è stata realizzata la finitura superficiale a tinteggio, costituito da terre naturali e puro grassello di calce dolce naturale. Poche sono le aree nelle quali non è stata praticata la rimozione completa dell'intonaco: si tratta di alcune modanature e cornici, non interessate dalla precedente sostituzione dello strato superficiale in intonaco povero di calce idraulica con malta bastarda, a forte componente cementizia, o dove la rimozione dello strato cementizio avrebbe potuto potrebbe provocare rotture importanti della struttura sottostante i laterizi. In questi casi limitati si è provveduto a rimuovere le sole parti decoese e a ricostruire le esatte sagome delle bugne e degli elementi decorativi mediante modine in legno, impiegando lo stesso tipo di intonaco. Per quanto riguarda la lastra commemorativa a ovest, sul fronte sud, si è provveduto a pulitura mediante strumenti manuali e alla sigillatura e stuccatura delle lesioni.

Notizie storiche

Quello di Porta Cremona è l'unico degli archi che delimitavano gli ingressi medioevali della città conservatosi sino ad oggi. Nel suo assetto attuale, risale ad un progetto del 1789 dell'ingegner Dossena, che venne realizzato tra il 1791 ed il 1792, nel contesto di un piano di sistemazione urbanistica e viabilistica che riguardava la circonvallazione e i passeggi esterni, varato dall'amministrazione francese della città nell'ultimo decennio del XVIII secolo. La nuova strada di circonvallazione intendeva sostituire il tracciato aderente al perimetro esterno delle fortificazione e dei bastioni secenteschi, ormai in stato di abbandono. La strada della circonvallazione raccordava il centro urbano con le principali vie di comunicazione del territorio: la Mantovana, la strada per Crema, la diramazione per San Colombano, quella per Sant'Angelo e infine quella per Lodi Vecchio. In quegli anni vennero quindi ricostruite Porta Regale, Porta Nuova (eretta nel 1782) e Porta d'Adda (ristrutturata contemporaneamente a Porta Cremona). Qualche anno dopo la fine dei lavori di ricostruzione, nel 1819, iniziavano i lavori di realizzazione del "passeggio interno", che si conclusero nel 1842. Il confronto tra le mappe del Catasto Teresiano (1720-1723), del Catasto Lombardo Veneto (1855-1857) e del Cessato Catasto dell'Italia unita (1894-1902), fa emergere l'evoluzione del contesto in cui si inseriva Porta Cremona, dall'antico accesso medievale ancora dotato di mezze lune difensive, baluardi e terrapieno all'assetto ottocentesco con gli edifici che si addossavano alla Porta e la raccordavano alla cinta muraria, in posizione arretrata rispetto alla roggia Molina ancora a cielo aperto, con un passaggio centrale per i carri con le merci ed i nobili a cavallo (che veniva chiuso al tramonto con un portone in legno) ed i due laterali per i pedoni, sino al maggio 1911, quando "la città di Lodi aprì libere ai commerci ed alle industrie le medievali barriere" (come ricorda la lapide affissa sul fronte sud della Porta). Un importante intervento di restauro interessò la Porta negli anni '30 del Novecento, quando vennero demoliti i corpi di fabbrica che vi si addossavano ed i tratti delle mura cittadine che andavano ad innestarsi sui lati corti dell'edificio. In questo modo la Porta si trovò ad essere un corpo isolato all'interno di un tessuto cittadino molto modificato, in cui era stata chiusa anche la roggia Molina per realizzare il passeggio alberato. Fu presumibilmente in questa occasione che vennero realizzati importanti lavori di rifacimento degli intonaci (cementizi) e delle bugne, con lo scopo di ricostituire una unitarietà del monumento, non progettato evidentemente per essere aperto ed osservabile sui quattro lati. Da una prima analisi stratigrafica condotta sugli intonaci attuali, risulta inoltre plausibile ipotizzare che la coloritura finale color ocra fosse stata data in quest'occasione. Durante questi restauri vennero anche smontati gli ultimi elementi metallici che erano il segno di una passata presenza di porte di chiusura dell'edificio verso l'esterno. Inizialmente il traffico veicolare venne fatto transitare sotto l'arco centrale, con evidenti ripercussioni anche sullo stato di conservazione delle superfici intonacate. L'asfalto lambiva l'edificio su tutti i lati e fenomeni di degrado riconducibili alla presenza di umidità nelle murature sono ben evidenti nelle foto d'archivio degli anni '60. L'ultimo importante restauro che interessò la Porta risale agli anni '90 del Novecento. In questa occasione vennero rifatte molte porzioni di intonaco cementizio di rivestimento (principalmente localizzate nella parte bassa dell'edificio) e, presumibilmente, la decorazione in acciottolato delle bugne oggi presenti sui lati est, nord ed ovest. Si procedette sicuramente ad un intervento di pulitura degli elementi in granito e alla tinteggiatura finale di tutto l'edificio con una colorazione tenue, che oggi fa trasparire, in alcune zone degradate per fenomeni di spellicolamento, il vecchio color ocra degli anni '30 del Novecento. Ciò che allo stato attuale delle ricerche non è dato sapere con certezza è quando sia stata realizzata la trasformazione dell'antica copertura nell'attuale impluvio a due falde con coppi in laterizio. Questo intervento invasivo portò alla demolizione della volta a botte che copriva il piano di estradosso dei tre passaggi e la sostituzione del vecchio sistema di convogliamento delle acque meteoriche, invertendone completamente l'andamento. Vennero poi aggiunte scossaline metalliche, guaine bituminose e tubi in pvc, allacciando la parte terminale dell'unico pluviale alla fogna cittadina, attraverso un pozzetto a terra, visibile nel passaggio pedonale est. Si procedette poi alla sistemazione della pavimentazione, proponendo un acciottolato annegato in un massetto di cemento nelle zone sotto le volte dei tre passaggi, ed erba tutto intorno all'edificio. Alcune foto scattate alla fine degli anni '90 dimostrano come l'intervento di restauro non avesse risolto i problemi di umidità che si erano già presentati in precedenza. Fenomeni di degrado dovuti alla presenza di acqua all'interno delle murature erano infatti ben visibili, soprattutto nella porzione est. L'arco di Porta Cremona è a tre fornici. All'esterno è decorata da quattro colonne di ordine dorico, addossate alla parete e poggianti su alti plinti, munite di capitelli e sostenenti un architrave con fregio e metope lisce, sormontato da cornici. Negli intercolumni laterali sono sistemati i due emblemi della città: il complesso è poi rivestito completamente di miagolo granito.