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Dichiarazione di inagibilità per il centro di preghiera islamico di via Po

 
DICHIARAZIONE DI INAGIBILITA' E ORDINANZA DI CESSAZIONE DELL'ATTIVITA' DI CULTO PER IL CENTRO DI PREGHIERA ISLAMICO DI VIA PO

Dichiarazione di inagibilità per irregolarità edilizie e ordinanza di cessazione dell'attività di culto per uso dei locali non conforme alla normativa urbanistica.
Sono questi i due provvedimenti che l'amministrazione comunale adotterà nelle prossime ore in merito alla situazione del centro di preghiera islamica di via Po.
La dichiarazione di inagibilità verrà firmata già nella giornata odierna e notificata alla proprietà dei locali al più tardi lunedì 22 settembre, mentre l'ordinanza verrà emessa all'inizio della prossima settimana.
"Queste decisioni, inevitabili e fondate su precisi riferimenti di legge - spiega il sindaco, Lorenzo Guerini - sono state prese dopo aver attentamente valutato la documentazione che l'associazione culturale Il Cedro ha presentato il 15 settembre in riscontro alle contestazioni, di ordine edilizio e urbanistico, sollevate dal Comune con un provvedimento dello scorso 18 giugno. In tale documentazione non v'è traccia di risposte circostanziate che possano controdedurre ai rilievi mossi dal Comune, ma solo la proposta di un progetto di adeguamento strutturale degli spazi in questione, per adibirli a "locale di ritrovo". Su questo progetto, l'amministrazione si pronuncerà eventualmente solo a tempo debito: al momento, quei locali non sono a norma sotto il profilo della regolarità edilizia, e quindi devono essere dichiarati inagibili; inoltre, sotto il profilo urbanistico, non possono essere adibiti a luogo di culto, per cui ogni attività di questo tipo deve cessare".
Per quanto riguarda le irregolarità edilizie, per sanare la situazione la proprietà dovrà ripristinare lo stato originale degli spazi là dove sarà possibile, mentre per le infrazioni non risolvibili con interventi strutturale si procederà tramite sanzione pecuniaria.
"E' indispensabile chiarire che oltre all'aspetto edilizio, resta una questione sostanziale di non conformità urbanistica dell'utilizzo di quegli spazi per attività di culto - sottolinea il sindaco - Per cui, anche nell'eventualità di un'avvenuta regolarizzazione sotto il profilo edilizio, quei locali non potranno essere adibiti a centro di preghiera; e se l'intenzione dell'associazione Il Cedro è quella di aprire un "locale di ritrovo", l'associazione deve essere consapevole che si tratta di una destinazione d'uso che non consente lo svolgimento di attività di culto".
Il sindaco desidera inoltre smentire le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal signor Jalel Bessaadi: "Non so chi sia, non l'ho mai conosciuto né sentito nominare. In ogni caso è falso che il Comune fosse stato informato che in via Po era attivo un centro di preghiera, così come è del tutto impossibile che il signore in questione o qualche altro rappresentante dell'associazione Il Cedro sia in possesso di autorizzazioni "timbrate" o di qualsiasi altro documento che dimostri che l'amministrazione era consapevole e consenziente dell'utilizzo di quei locali come luogo di culto. Affermare, come ha fatto il signor Bessaadi, che le persone che frequentano i locali di via Po sono le stesse che frequentavano il centro di preghiera presso l'ex macello di via Defendente e che pertanto il Comune non può non conoscerle è privo di senso, innanzitutto perché il Comune non "schedava" certamente chi si recava in via Defendente a pregare, quindi perché tra i rappresentanti della comunità islamica con i quali l'amministrazione ha collaborato per trovare soluzioni transitorie nel periodo in cui ancora non era disponibile la struttura di via Lodi Vecchio non c'è mai stato il signor Bessaadi".
"Proprio la vicenda di via Lodi Vecchio - aggiunge il sindaco - dimostra come questa amministrazione abbia saputo affrontare e risolvere in modo efficace, condiviso e sereno l'esigenza di garantire alla comunità islamica di Lodi la disponibilità di spazi adeguati per professare il proprio credo religioso. Ricordo che prima ancora di essere eletto sindaco, nel pieno della campagna elettorale nella primavera del 2005, affrontai senza reticenze il problema, invitando la comunità islamica a fare un passo indietro e a rinunciare alla costruzione di un nuovo centro di preghiera, perché si trattava di una struttura sovradimensionata rispetto alla reale consistenza della potenziale utenza e perché le modalità scelte (la concessione di un terreno di proprietà pubblica) avevano sollevato perplessità e contrarietà in larga parte dell'opinione pubblica, creando tensioni e divaricazioni controproducenti per tutti. Sono grato alla comunità islamica per aver immediatamente accolto quell'invito e aver rinunciato a esercitare un diritto acquisito, dimostrando grande senso di responsabilità e collaborando in seguito con l'amministrazione per individuare una soluzione alternativa, con l'adeguamento e la messa a norma dei locali di via Lodi Vecchio, dove ormai da un anno la comunità islamica si ritrova stabilmente, in condizioni più che soddisfacenti e in clima di piena integrazione nel contesto sociale della città. Per inciso, si tratta di quella soluzione "globale e condivisa" ancora oggi reclamata da qualcuno".
(19-09-2008)