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Storia e attualità

Lodi è una città italiana di circa 45.000 abitanti (dato aggiornato al luglio 2016: ufficio anagrafe del Comune), della Regione Lombardia; si trova in bassa Valle Padana lungo il fiume Adda ed è capoluogo dell'omonima provincia, istituita nel marzo 1992 ed operativa dal maggio 1995.

La città è erede di una lunga e ricca storia.
Prima di Lodi c'era l'antica Laus, un villaggio di origine celtica nel cuore di un'ampia e fertile pianura. Roma vi tracciò la propria impronta con Gneo Pompeo Strabone, che con la sua Lex Pompeia de Transpadanis concesse il diritto latino agli abitanti delle comunità alleate presenti in transapadania.
Nell'89 a.c. l'antico villaggio diventò così colonia latina ed assunse il nome di "Laus Pompeia", in onore di Pompeo: una trasformazione radicale sia sotto il profilo costituzionale-giuridico sia culturale. Il latino diventò la lingua ufficiale, mentre l'abitato venne ristrutturato in forma rettangolare ed il territorio fu centuriato e ridistribuito.
Laus Pompeia, ora Municipium, si aprì agli scambi ed ai commerci sulle strade e sui corsi d'acqua vicini e sviluppò una fiorente economia che crebbe nel tempo.
 
E' risalente alla fine del IV secolo lo sviluppo di una tradizione cristiana di notevole presa popolare, soprattutto grazie all'azione del grande Vescovo Bassiano, che combattè l'eresia ariana e che divenne dopo la sua morte il Santo Patrono della Diocesi e della città (19 gennaio).
 
Laus, situata nei pressi del Lambro e con alle spalle l'Adda, risultò nei secoli alto e basso medievali molto favorita dalla sua posizione strategica, tanto che Milano iniziò a contrastarla: a causa di un'azione distruttiva del 1111, i cittadini di Laus furono costretti ad un'umiliante sottomissione. Milano impose regole e divieti specifici fino a prescrivere che non potesse più costituirsi un nucleo abitato unico, così che gli abitanti si distribuirono in agglomerati sparsi, secondo la volontà imposta dai milanesi.
 
Trascorsi circa 50 anni di continui contrasti, nel 1158 la mano di Milano si fece ancora più pesante. Il 25 aprile venne intimato lo sgombero di quel che restava dell'antica Laus ed i milanesi rasero al suolo la città.
In questo frangente drammatico, i laudensi chiesero giustizia a Federico I Barbarossa che, il 3 agosto 1158 venne in soccorso della città e pubblicò il diploma imperiale di fondazione, dotando anche la città di particolari privilegi, fra cui quello di costruire ponti su tutti i corsi d'acqua del territorio e di navigare per tutta la Lombardia con piena esenzione delle tasse.
 
La posizione della nuova città era strategica, sorgeva su un promontorio circondato dal fiume Adda e dalle paludi: l'unico lato vulnerabile risultava quello meridionale, esposto agli attacchi della terra ferma. Un primo intervento difensivo portò alla realizzazione del fossato entro cui scorreva la Roggia Molina. Nel 1160 vennero innalzate le possenti mura e qualche anno dopo il castello: Lodi divenne una piazzaforte militare. Cunicoli sotterranei con funzione militare percorrevano tutta la città e collegavano anche il castello con l'esterno. Ne è testimonianza un interessante passo del Guicciardini (F. Guicciardini, Storia d'Italia, libro XVII, cap. 5), che racconta la presa di Lodi del 1526, che si inserisce nella lotta fra i Francesi e gli Imperiali di Carlo V: "... Fabrizio Marramaus, il quale, udito lo strepito, veniva verso le mura con una piccola parte dei suoi fanti, fu costretto a ritirarsi nella rocca,,, Ma venuto l'avviso a Milano, il Marchese del Guasto con alcuni cavalli leggieri e con tremila fanti spagnoli, si spinse a Lodi senza tardare, e messa la fanteria senza ostacolo per la porta di soccorso nella rocca, situata in modo che si poteva entrarvi per una via coperta naturale... entrò...".
 
Parte di questi sotterranei esiste ancora. L'associazione LODI MURATA, in collaborazione con l'Amministrazione comunale,  lavora dai primi anni Duemila ad un progetto di ripristino ad uso turistico dei medesimi.
 
Ma torniamo alla storia.
Lodi divenne sede vescovile e libero Comune.
Durante il Rinascimento, conobbe un periodo di grande splendore artistico e culturale, dopo aver ospitato nel 1454 lo storico trattato tra gli Stati regionali italiani noto come Pace di Lodi. Il 9 aprile 1454 infatti, presso il castello di Porta Regale, sede locale della corte degli Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la Pace di Lodi, che assicurò quarant'anni di stabilità politica e territoriale, favorendo la rifioritura del Rinascimento.
La Pace di Lodi fu uno degli eventi più significativi della storia italiana del Quattrocento, ponendo fine al lungo conflitto tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia che durava dai primi anni del secolo e sancendo così l'inizio di un'alleanza tra Francesco Sforza e la Serenissima.
 
Il periodo di pace cessò nel 1494, anno in cui il re Carlo VIII di Francia scese in Italia. Da questo momento, per almeno un ventennio si susseguirono una serie di passaggi di eserciti, con il loro seguito di scorrerie e di saccheggi che devastarono anche il territorio lodigiano.
In base alle clausole della pace di Cambrai (1529), il ducato di Milano rimase nelle mani di Francesco II Sforza; alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel novembre 1535, Carlo V e Francesco I entrarono in guerra per il possesso del ducato.
Ebbero la meglio gli spagnoli e nel 1540 fu nominato duca di Milano l'infante Filippo II.
 
Nelle corso del XVII secolo Lodi non fu toccata dalle guerre, ma le autorità spagnole si preoccuparono comunque di potenziare le fortificazioni, trasformando la città in una vera e propria fortezza. Il clima di tensione, oltre che la continua richiesta di tasse produssero una depressione economica, accentuata dalla famosa peste 'manzoniana'del 1630, portata in città dal passaggio dei Lanzichenecchi.
L'economia dell'epoca era tipicamente agricola ed i prodotti principali erano costituiti dal latte, formaggi carni; si producevano inoltre lino e ceramica.
 
La guerra di successione spagnola determinò il passaggio alla dominazione austriaca, sancita in particolare dai trattati di Utrecht (1713) e di Rastatt (1714). Con il governo di Maria Teresa d'Austria (1740-1780), arrivarono le riforme che segnarono l'avvio della ripresa economica, specie grazie alla moltiplicazione ed alla riorganizzazione razionale dei terreni coltivabili nel circondario; fu inoltre introdotta la coltivazione del riso.
Il Secolo dei Lumi si fece sentire anche a Lodi: i Barnabiti seguivano lo sviluppo del sapere nelle scuole superiori di San Giovanni alle Vigne, e nel 1776 si aprirono i primi corsi elementari pubblici.
 
Nel 1792 l'impero austriaco entrò in guerra con la Francia.
Nel 1796 il Direttorio decise di portare la guerra in Italia, per alleggerire lo sforzo sul fronte tedesco. Nel marzo 1796, il giovane Napoleone Bonaparte assunse il comando dell'armata d'Italia; dopo aver sconfitto in sole tre settimane il re di Sardegna, proseguì la sua marcia a sud del Po, attraversandolo presso Piacenza il 7 maggio. Colti alla sprovvista, gli austriaci, ripiegarono su Lodi, attestandosi al di là dell'Adda.
Il 10 maggio 1796, le avanguardie francesi entrarono in città scontrandosi coi nemici nella famosa battaglia del ponte di Lodi. La chiese di San Rocco, San Cristoforo e San Domenico furono trasformate in ospedali e tutta la città subì danni notevoli. La battaglia rappresentò il primo grande successo di Napoleone. Con l'arrivo dei francesi, ci furono grandi festeggiamenti, ovunque si piantarono alberi della libertà  e spuntarono le coccarde transalpine bianche, rosse e blu.
Il 9 luglio1797 venne proclamata la Repubblica Cisalpina, ed iniziò la distruzione degli stemmi gentilizi e la soppressione degli enti religiosi di Sant'Agnese, San Cristoforo, San Domenico e Sant'Antonio.
 
Il dominio francese terminò con la disfatta di Lipsia del 1813: il 26 aprile 1814 gli austriaci tornarono a Milano; il 7 aprile 1815, in base alle decisioni del Congresso di Vienna, si costituì ufficialmente il Regno Lombardo-Veneto e Lodi ottenne il titolo di Città Regia, diventando, insieme con Crema, capoluogo della provincia di Lodi e Crema.
 
Dopo le sconfitte di Magenta (4 giugno 1859) e di Melegnano (8 giugno) ad opera dell'esercito franco-piemontese, gli austriaci furono costretti a lasciare Lodi, non prima di aver bruciato il ponte dell'Adda. Il 20 settembre il re Vittorio Emanuele II visitò la città e, circa un mese dopo, la provincia di Lodi e Crema venne smembrata fra quelle di Milano e Cremona. Lodi fu assegnata alla provincia di Milano.
 
Alla metà del XIX secolo, Lodi era ancora racchiusa entro le antiche mura medievali. Negli anni successivi alla nascita del Regno d'Italia, la città si trasformò rapidamente, diventando un centro all'avanguardia in diversi settori. Si insediarono le prime industrie (tra cui il Lanificio Varesi-Lombardo nel 1868 e la Polenghi Lombardo nel 1870); inoltre, allo scopo di sostenere le attività agricole e artigianali, nel 1864 fu fondata la Banca Mutua Popolare Agricola (la prima banca popolare italiana) ad opera di Tiziano Zalli, attivista e convinto sostenitore di Giuseppe Garibaldi. La città fu anche toccata dallo sviluppo infrastrutturale dei primi decenni postunitari: nel 1861 fu inaugurata la linea ferroviaria Milano - Piacenza, divenuta in seguito parte del grande itinerario dorsale italiano. Una della principali conseguenze dello sviluppo industriale fu la presa di coscienza da parte della classe lavoratrice: negli ultimi decenni del secolo ebbero luogo numerosi scioperi e nacquero le prime "leghe rosse" organizzate.
Parallelamente al movimento socialista si affermò anche il movimento sociale cattolico che aveva come organo di stampa Il Lemene, poi diventato Il Cittadino. In questo periodo Lodi era particolarmente attiva dal punto di vista culturale: oltre a quelli già citati, erano presenti numerosi altri giornali, tra cui Il Corriere dell'Adda, Il Proletario, Il Fanfulla, La Zanzara, Rococò, Sorgete! e Il Rinnovamento; inoltre i teatri cittadini passarono da uno a quattro e nel 1869 venne inaugurato il Museo civico.
Durante le operazioni belliche coloniali si distinse particolarmente il 15º Reggimento Cavalleria, ribattezzato "Cavalleggeri di Lodi" poiché era di stanza in città. Le imprese del Reggimento "Lodi" vennero esaltate anche da Gabriele D'Annunzio nel quarto libro delle "Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi".
 
Fu vissuta invece molto più tragicamente la prima guerra mondiale, a causa della quale morirono 331 lodigiani e moltissimi altri rimasero mutilati o feriti. Durante la "grande guerra" aumentò anche la coscienza del proprio ruolo da parte delle donne, che iniziarono a lavorare nelle fabbriche, sostituendo i mariti impegnati al fronte.
La poetessa lodigiana Ada Negri, figlia di un'operaia del lanificio, fu una delle maggiori sostenitrici della causa femminista con le sue liriche di protesta.
 
Dopo il conflitto i principali partiti della scena politica lodigiana diventarono i cattolici (Riccardo Oliva fu eletto nel 1914 primo sindaco cattolico di Lodi) e i socialisti (lo scultore Ettore Archinti divenne sindaco nel 1920). In seguito alla marcia su Roma, l'amministrazione socialista venne sciolta e l'unica alternativa al regime fu rappresentata dall'Azione cattolica.
Durante il periodo fascista, Lodi perse importanza a livello istituzionale: il sindaco venne sostituito dal podestà, e nel 1927 fu abolito il circondario.
 
Il secondo conflitto mondiale coinvolse a fondo la popolazione e furono numerose le vittime civili. Dopo l'armistizio nacquero i primi movimenti di resistenza: il Comitato di Liberazione Nazionale si costituì nell'ottobre 1943 con una maggioranza democristiana ed un ben organizzato gruppo comunista. Erano presenti anche i socialisti e i rappresentanti di altri partiti laici.
Le prime agitazioni scoppiarono nel gennaio 1944 presso le Officine Adda, seguite il 9 luglio da un attentato mortale al gerarca fascista Paolo Baciocchi, commissario prefettizio di Sant'Angelo. La rappresaglia si fece sentire: il 22 agosto 1944 presso il poligono di tiro a segno vennero fucilati cinque partigiani lodigiani; nello stesso luogo il 31 dicembre fu la volta di altri cinque. Queste, in seguito ricordate come "martiri del poligono", non furono le uniche vittime della Resistenza lodigiana. Lo stesso ex sindaco Ettore Archinti morì il 17 novembre 1944 nel Campo di concentramento di Flossenbürg, in Germania.
 
Il 27 aprile 1945  i tedeschi lasciarono la città e quando gli alleati giunsero da Crema e da Piacenza la trovarono totalmente libera. Nel maggio dello stesso anno si instaurò un'amministrazione provvisoria con rappresentanti di tutte le forze politiche del CLN: il sindaco era il socialista Mario Agnelli, vicesindaci il comunista Edgardo Alboni e il democristiano Alfredo Brusoni.
 
Con la nascita della Provincia di Lodi nel 1992, la città riprese il ruolo antico di capoluogo del territorio circostante, il lodigiano appunto, e si gettarono le basi per l'insediamento di tutti gli uffici statali e regionali previsti dalla legge per le città capoluogo.
Ripresa economica ed istituzionale si accompagnarono con un'intensa attività di terziario avanzato, che da allora caratterizza buona parte delle dinamiche sociali ed economiche locali.
Forte è tuttavia il pendolarismo, soprattutto verso Milano.
 
Oggi Lodi costituisce un importante nodo stradale e centro industriale (nei settori della cosmesi, dell'artigianato e della produzione lattiero-casearia). È inoltre il punto di riferimento di un territorio prevalentemente votato all'agricoltura e all'allevamento: in virtù di ciò, la città è stata scelta come sede del Parco Tecnologico Padano, uno dei centri di ricerca più qualificati a livello europeo nel campo delle biotecnologie agroalimentari.
Restano molto sviluppate le attività legate al terziario avanzato (assicurazioni, banche, servizi) ed all'informatica grazie alla presenza dell'azienda Zucchetti, leader nazionale del settore.
Notevole la presenza in città di associazioni del volontariato, in prevalenza di stampo ecclesiale ma non solo, dedite a svariati compiti in ambito solidaristico e sociale. Buona a tal proposito anche l'integrazione degli stranieri, grazie a politiche di attenzione conciliate con quelle della sicurezza, che le amministrazioni cittadine hanno attuato sin dalla fine degli anni '90 del Novecento.
Dagli anni duemila si assiste ad una discreta espansione dei flussi turistici: Lodi fa ora parte del circuito delle Città d'arte della Pianura Padana grazie alla presenza di alcuni importanti monumenti, tra cui in particolare il Duomo, il Tempio Civico dell'Incoronata, la chiesa di San Francesco e palazzo Mozzanica.


Si ringraziano gli studenti e i docenti della classe III A Iter, A.S. 2009-2010, che hanno collaborato alla realizzazione del pregetto C.R.E.A., da cui è stata ricavata buona parte del materiale storico presentato in questa pagina del sito internet. 
 

Nuova sede della BPL
Nuova sede della BPL
Un vaso della Ceramica Vecchia Lodi
Un vaso della Ceramica Vecchia Lodi
 
La sede del Parco Tecnologico Padano
La sede del Parco Tecnologico Padano
L'entrata dell'Università
L'entrata dell'Università
 
cascina
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