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05.10.05 "Risvolti di copertina", A.Golinelli e le Rondini di Tunisi protagonisti del primo incontro
RISVOLTI DI COPERTINA,
ALESSANDRO GOLINELLI E LE RONDINI DI TUNISI
PROTAGONISTI DEL PRIMO INCONTRO
Alessandro Golinelli e il suo ultimo libro, Le rondini di Tunisi, saranno i protagonisti del primo appuntamento con Risvolti di copertina, il ciclo di incontri con gli autori promosso dall’assessorato comunale alla cultura e dalla Biblioteca Laudense in collaborazione con le librerie San Paolo, del Sole, Mondadori, Petruccelli, la Libreria di via Defendente e i concessionari di zona Einaudi e Utet. La serata di apertura dell’iniziativa è in programma per venerdì 7 ottobre, dalle 21.00, presso la sala civica S.Paolo di via Fanfulla.
Di seguito, si riporta uno stralcio di una recente recensione a Le rondini di Tunisi.Le rondini di Tunisi è un romanzo che mescola vari filoni letterari, senza mai scadere nel didattico e nel cerebrale: tutte le sezioni del racconto pulsano di passione, e pur contenendo una morale, non la esibiscono mai in modo pedante. Fra tutti i romanzi di Golinelli, è considerato fra i migliori. Kurt, l'io narrante che aveva abitato i romanzi precedenti, lascia ora il posto a un io narrante più sfumato e soprattutto meno onnipresente e onnisciente, che con gesto elegante cede la scena e l'attenzione a una folla di personaggi che a loro volta hanno molto da dire. L'io narrante (forse un pensionato, o forse un possidente, dato che pare non avere alcuna necessità lavorativa...) è un occidentale che vive in pianta stabile in un paesino nei dintorni di Tunisi, dato che è dichiaratamente attratto dalla bellezza e disponibilità sessuale dei ragazzi locali.
Il protagonista è molto critico nei confronti della situazione di degrado del Paese (chiarissime le descrizioni sulle torture e le violenze poliziesche inflitte dal regime tunisino a chiunque, indigeno, si opponga ai suoi diktat), ben conscio del suo retaggio occidentale, solo che è disposto a mettersi in discussione e a dialogare con la realtà di un Paese profondamente diverso sì, ma in cui alla fine gli esseri umani, gratta gratta, hanno gli stessi desideri di quelli che vivono in Occidente. Il titolo del romanzo viene da un parallelo con le rondini migranti, contro cui si accaniscono i contadini in difesa dei loro raccolti: per quante ne uccidano, altre arrivano, quasi inesauribili. Nello stesso modo i ragazzi (adolescenti o post-adolescenti) che frequenta l'io narrante, sognano di spiccare il volo verso un mondo occidentale che promette di essere l'unica occasione di riscatto sociale rispetto a una realtà politicamente soffocante, economicamente precaria, e in genere claustrofobica. Qualcuno di loro ci lascia la vita, altri falliscono, ma il numero di coloro che aspirano a ripercorrerne la strada non cala mai. L'io narrante ha un amante fisso, Amir, che "ovviamente" non lo ama ed "ovviamente" non è omosessuale.
In primo piano nel romanzo stanno i rapporti sociali, umani, affettivi, del gruppo di ragazzi che l'io narrante frequenta nella maison des fous; la casa dei pazzi, abitazione di un adolescente i cui genitori sono emigrati, aperta a chiunque abbia bisogno di dormire, o fare l'amore, o fumare, o bere alcolici. Questo microcosmo variegato e pulsante è descritto in tutta la sua umanità, senza nasconderne le contraddizioni e i limiti (numerosissimi, anche se non sempre ben presenti all'io narrante stesso), ma senza demonizzazioni da scontro di civiltà. Ci si rivela in questo modo un contesto sociale terribilmente simile a una certa Italia viva fino agli anni Sessanta e Settanta: grandi famiglie patriarcali, piccole realtà impiccione in cui tutti sanno tutto e sorvegliano tutti, molto autoritarismo, immensa povertà, sesso come merce (specie se praticato con i turisti e le turiste) ma anche una solidarietà fra parenti e compaesani che viene data per scontata. Anche quando alcuni dei ragazzi riescono a spiccare il volo e ritrovarsi a Milano, dove fanno subito gruppo, senza necessariamente amarsi (anzi!), ma sentendosi legati dall'obbligo sociale della solidarietà. Anche questa parte del romanzo, quella in cui l'autore segue le vicende dei "suoi" ragazzi trasferiti a Milano, è di grande interesse, perché ci mostra questa città con occhi totalmente diversi. Con gli occhi cioè di chi evita gli spazi aperti (possesso degli indigeni italiani e pattugliati dalle loro polizie) e vive negli e degli interstizi, degli spazi vuoti, delle occasioni rifiutate dagli altri. Golinelli descrive anche, in modo asciutto e senza commenti, come la prostituzione si presenti più come occasione economica che altro, agli occhi dei ragazzi appena immigrati, e gli omosessuali milanesi diventino semplicemente una risorsa economica a cui aggrapparsi. Sono un po' la cicoria a cui far ricorso quando il caffè è irraggiungibile, una risorsa che si deve essere capaci di amministrare, possibilmente sfruttare, una mucca da mungere. Ed è molto divertente anche questo ritratto dei predatori italiani degli arabi, visti dall'altra parte della barricata, non meno patetici di quanto non siano nella loro ottica i marocchini prostituti. Tra i temi affrontati nel romanzo anche l'amore che nasce fra una donna italiana che lavora a Tunisi e Qassam, non più adolescente e non frequentatore della casa dei pazzi, ma anzi inserito nel mondo del lavoro, con un buon posto. Golinelli descrive il tentativo d'amore fra questi due mondi che, a differenza di quello dei ragazzi che si prostituiscono a turisti o turiste, non è motivato dall'interesse economico, ma nel quale le differenze economiche pesano, e costituiscono anzi un problema. La coppia è descritta nei suoi approcci, nei suoi rapporti con la famiglia di Qassam, e poi seguendo il progetto di costruire la casa per potersi sposare, i problemi col lavoro... Difficoltà e speranze si mescolano ad ogni pagina, e alla fine il lettore si scopre a tifare per questa coppia, così decisa ad amarsi ai due lati di un fossato che esiste, ma sul quale è sempre possibile gettare ponti. Golinelli con questo romanzo è sfuggito al rischio in cui cadono molti scrittori che hanno scritto molti romanzi: quello di ripetersi.
Il tentativo di rinnovarsi è riuscito, a differenza di quanto era avvenuto con il precedente, 6°, nel quale l'inserimento di elementi fantastici era tutto cerebrale, artificioso, destinato a stupire con una novità programmata al tavolino per essere tale.
Qui invece si ha la novità d'un romanzo che mescola vari filoni letterari (il reportage di viaggio, il diario sessuale, l'apologo sul cosiddetto scontro di civiltà, la buona e vecchia ma sempreverde storia d'amore, il racconto dell'emigrazione...). Il lettore è lasciato a trarre le sue conclusioni, dopo avere visto luoghi e pensieri ed emozioni umane che di solito gli sono preclusi. Golinelli ha saputo sfuggire alla via più facile, quella di ribaltare il pregiudizio corrente, presentando gli arabi come buoni e gli occidentali come cattivi.
I suoi personaggi hanno spessore proprio perché sono capaci di sentimenti che il lettore riesce a condividere, ma al tempo stesso si dibattono in limiti mentali e ideologici e di bassezze di cui non sembrano rendersi conto. E questo vale per entrambe le parti: tanto gli arabi, quanto gli occidentali presenti nel romanzo. Insomma, Le rondini di Tunisi è uno di quei romanzi in cui l'attrazione dell'autore verso un popolo altro è stata chiave e occasione per la scoperta d'una civiltà diversa dalla sua, che ha imparato ad apprezzare (nei suoi aspetti positivi) al di là della contingenza dei rapporti.
(05-10-2005)












