11.03.08 Commedia di Dario Fo alle Vigne

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SOTTO PAGA! NON SI PAGA!
CARO PREZZI, INFLAZIONE
E PERDITA DEL POTERE DI ACQUISTO
IN UNA COMMEDIA DI DARIO DI FO
SCRITTA OLTRE 30 ANNI FA
E CLAMOROSAMENTE ATTUALE

Inutile dirlo, chi non ha mai fatto i conti con l'aumento dei prezzi? I rincari e le altalene delle spese per i prodotti di prima necessità sono al centro di questa irresistibile commedia, scritta e diretta dal premio Nobel per la letteratura, Dario Fo, sulla disobbedienza civile nell'Italia degli anni '70. Ad interpretare la parte dei consumatori, arrabbiati ma intraprendenti e per nulla disposti a subire le decisioni degli altri passivamente, sono Marina Massironi e Antonio Catania, due attori di spicco nel panorama attuale del teatro italiano. Depositario dell’amarezza del tempo in cui fu concepito, lo spettacolo ideato e diretto da Dario Fo torna in tournée, mettendo in dialogo il testo del passato con il presente e rivelando evidenti ed inattese affinità con l’attuale situazione economica del nostro Paese. Quando nel lontano 1974 Dario Fo e Franca Rame concepirono e rappresentarono questa commedia le famiglie italiane erano alle prese con il caro vita generato dal fenomeno perverso dell’iperinflazione.
Oggi la costante perdita del potere d’acquisto della classe media italiana torna di straordinaria attualità, a causa del rialzo del costo del petrolio e delle speculazioni messe in atto dai commercianti nel momento dell’introduzione dell’euro.
Inoltre i magri bilanci famigliari devono fare i conti con una pesante congiuntura economica, che rende sempre più oneroso il fardello dei mutui ipotecari, nonché con la piaga della delocalizzazione della produzione industriale e l’introduzione del precariato nel mondo del lavoro. E questo nuovo allestimento, di cui Dario Fo firma unicamente la regia, ripropone come allora la vicenda di alcune casalinghe della periferia di Milano che, non riuscendo più a fronteggiare il rialzo dei prezzi, decidono di fare la spesa al supermercato pagando solo la metà della cifra. Il palcoscenico diventa pertanto teatro della nostra vita quotidiana, in cui la commedia, pur ricca di situazioni comiche e di divertentissime gag, si rivela anche una coraggiosa denuncia sociale. La forza dell’impianto sta proprio nella lucida alternanza di situazioni assolutamente comiche e scoppiettanti con visioni dolorosamente realistiche, esaltata da interpreti dotati di piacevolissima spontaneità e briosa estrosità. In particolare brillano le stelle di Antonio Catania e Marina Massironi, che costituiscono una coppia di attori ben assortita, dotati l’uno di forte impatto sarcastico e l’altra di scintillante e persino crudele ironia. Nelle loro frasi e nei gesti ristagna un’amarezza acre e pungente mascherata da ridanciana disinvoltura, un acume mordace e sopraffino. La scenografia è costituita da un’angusta abitazione popolare, su cui si apre e si chiude più volte un ampio pannello in cui è riprodotto Il Quarto Stato di Pellizza Da Volpedo. L’incipit dei due atti è affidato invece a canzoni d’impegno politico tratte dal

repertorio storico del regista, la cui denuncia nel dipanarsi della trama mai allenta le maglie della finzione teatrale. Con verve di smaliziata e dissacrante comicità l’anziano premio Nobel ci propone ancora una volta una pièce di teatralità esilarante.

Note di regia

Quando debuttammo nel 1974, la storia di questa commedia appariva piuttosto surreale: infatti raccontavamo di avvenimenti che non erano ancora accaduti.
In sala il pubblico ascoltava molto perplesso, ci guardava come fossimo dei pazzi. Raccontavamo di donne che nella periferia di Milano, andando a fare la spesa, si ritrovavano con i costi aumentati a dismisura e, furenti, decidevano di pagare metà prezzo rispetto alla cifra imposta. Metà prezzo esatto! Il nostro racconto era pura fantasia, ma ci ispiravamo alle lamentele che sentivamo dalle donne per la strada a proposito dell’arbitrio ladresco dei commercianti. Di lì a qualche mese ci rubarono l’idea che avevamo messo in scena nella commedia. La chiave dello spettacolo si ripropose nella realtà con una similitudine impressionante: donne e uomini presero d’assalto due supermercati e pagarono la loro spesa esattamente la metà della cifra che si ritrovarono sullo scontrino.
Il nostro copione fu addirittura superato in immaginazione: qualcuno andò via portandosi appresso qualche pacco di riso e qualche bottiglia senza pagare. In molti furono arrestati. Il processo fu istruito in brevissimo tempo. Qualche mese dopo, in un altro supermercato di zona Garibaldi, sempre a Milano, si ripeté esattamente la stessa scena. Esattamente!
Leggemmo sui giornali che un centinaio di donne partecipanti all'azione, appoggiate da alcuni operai "casualmente" in sciopero, avevano addirittura ripetuto le stesse battute che Franca (rame, ndr) recitava ogni sera sulla scena.
Volevamo chiedere i "diritti d'autore", ma poi abbiamo lasciato correre…
Ci fu un quotidiano, esattamente il Giornale Nuovo, allora diretto da Montanelli ed edito da Berlusconi, che ci accusò di essere con la nostra commedia i veri ispiratori morali del reato. Ad ogni modo durante il processo venne riconosciuto che i prezzi imposti dal supermercato erano delle vere e proprie rapine. Alla fine furono tutti prosciolti da ogni accusa, perché il fatto "non costituiva reato". In poche parole, il tribunale stabilì che quei clienti avevano pagato il giusto valore della merce! Chissà se oggi questa rimessa in scena di Sotto paga! Non si paga! ripeterà lo stesso iter satirico e grottesco che si verificò al suo debutto? Succede spesso che la realtà copi dall’immaginazione scenica - anche una o più volte. Ad ogni modo staremo a vedere… Gli interpreti in grado di far gustare le situazioni drammatiche ci sono, il pubblico che può intendere il gioco satirico è pronto… non ci resta che dare l’ordine: <<Andiamo a incominciare!>>.
Dario Fo

Dario Fo

Nato a Sangiano nel 1926, scrittore, scenografo, drammaturgo, pittore, attore e regista. Nel 1997 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale, per l'impegno politico ed ecologico. Fo, in quanto attore, regista, scenografo, drammaturgo, costumista, impresario della sua stessa compagnia (ma anche pittore) è sicuramente un uomo di teatro completo come in Italia solo Eduardo De Filippo lo è stato. Compiuti gli studi all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dal 1950 comincia a lavorare per la radio e la televisione come autore ed interprete di testi satirici. Nel 1954 sposa Franca Rame a Milano nella Basilica di Sant'Ambrogio. Trasferitosi a Roma, dal 1955 al 1958 lavora come soggettista per il cinema. Dal 1958 al 1968 Fo e la moglie, che nel frattempo avevano fondato la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, preparano una serie di brevi pezzi per lo spettacolo di varietà televisivo della RAI Canzonissima. La censura interviene così spesso che abbandonano la televisione in favore del teatro. Le commedie prodotte tra il 1959 ed il 1961 avevano la struttura della farsa dilatata ed arricchita da elementi di satira di costume. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava "teatro borghese", Fo comincia a recitare in luoghi diversi dai teatri, quali piazze, case del popolo, fabbriche, dove trova naturalmente un pubblico diverso, composto soprattutto dalle classi subalterne. Nel 1968 fonda il gruppo teatrale Nuova Scena, con l'obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro ed alla sua valenza sociale. Le rappresentazioni avvengono in luoghi alternativi ai teatri ed a prezzo politico. Nel 1969 Fo porta in scena con grande successo Mistero buffo: unico attore in scena, recita una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in Grammelot, un linguaggio teatrale derivato dalla tradizione della Commedia dell'Arte, costituito da suoni che imitano il ritmo e l'intonazione di un idioma reale.
Fo utilizza il padano, che imita i vari dialetti parlati nella Val Padana.
Il Mistero buffo di Dario Fo costituisce, per certi versi, l'atto di fondazione (il modello archetipico) di quel quasi-genere che si è soliti definire come teatro di narrazione e che annovera tra i suoi esponenti di spicco autori-attori come Marco Paolini, Marco Baliani, Laura Curino (la cosiddetta prima generazione: i narratori nati negli anni '50) ed Ascanio Celestini e Davide Enia (la seconda generazione: i narratori nati negli anni '70).
Tracce dell'insegnamento di Fo si possono scorgere anche negli affabulatori comici come Paolo Rossi o in attautori come Andrea Casentino, che fondono il teatro di narrazione con la performatività del cabaret televisivo. Negli anni ‘70, Dario Fo si schiera con le organizzazioni extraparlamentari e fonda il collettivo La Comune, con cui tenta con grande passione di stimolare il teatro di strada. Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico, con cui Fo torna alla farsa ed all'impegno politico, ispirandosi chiaramente al caso della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli ma, per evitare la censura, riferendosi ufficialmente ad un evento analogo avvenuto negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo.
La vicenda si svolge in una stanza della procura centrale di Milano con protagonista quel “matto" che ricorre spesso nel teatro di Fo quando occorre rivelare verità scomode.
Il matto adotta vari travestimenti (psichiatra, giudice, capitano della scientifica e vescovo) medianti i quali la versione ufficiale dei fatti mostra tutte le sue contraddizioni e, nel tentativo di costruire una versione plausibile, emergono ancora altre esilaranti incongruenze. In questo periodo, comunque, Fo, con la moglie Franca Rame, torna in televisione per un ciclo chiamato Il teatro di Dario Fo. Questa serie di trasmissioni porterà il futuro Premio Nobel ad essere apprezzato da una ancor più vasta schiera di persone, come solo la televisione può fare. Vengono proposte tutte le pièces allestite nella Palazzina Liberty dell'antico Verziere di Milano (da cui è anche trasmessa la serie).
I titoli proposti sono Mistero Buffo (che apre il ciclo), Settimo: ruba un po' meno, Isabella, tre caravelle e un cacciaballe e Parliamo di donne, quest'ultimo interpretato dalla sola Franca Rame. Una curiosità: anche se autore di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), per l'unica volta in tutta la sua carriera si trova nella hit parade dei 45 giri, anche se in posizioni basse, con la sigla del programma dal titolo ironico Ma che aspettate a batterci le mani. Il teatro di Fo possiede la caratteristica di cogliere l'attualità anche in argomenti che a prima vista ne sono lontani; altra costante è quella dell'anticlericalismo. Questi due elementi sono evidenti nella commedia del 1989 Il papa e la strega, che prende spunto dall'approvazione di una legge sulla droga che voleva essere molto repressiva ma che ebbe scarsi risultati. Come sempre l'impianto è farsesco e la vittima della satira è la miopia dimostrata dal governo nella stesura della legge con l'appoggio della Chiesa. Il 1992 è l'anno della celebrazione dei cinque secoli dalla scoperta dell'America e Fo la racconta alla sua maniera in Johan Padan a la descoverta de le Americhe, dove un povero della Bergamasca, cercando di sfuggire all'Inquisizione, scappa da Venezia per approdare in Spagna e giungere infine, con una serie di vicende, nel nuovo mondo. Qui Fo, per proporre una rilettura della storia alternativa a quella ufficiale, utilizza lo stratagemma dell'eroe per caso che ha il suo piccolo ruolo in una vicenda più grande di lui. Sono molti i punti in comune con Mistero buffo: anche qui si utilizza un divertente grammelot padano-veneto in un testo dove il messaggio stesso è divertente, in una favola dove il comico fornisce il suo dissacrante punto di vista del mondo.
Anche in questo caso Fo è solo in scena interpretando tutti i personaggi.
Negli ultimi anni, la produzione di Fo ha continuato a seguire le due strade parallele della commedia farsesca (Il diavolo con le zinne, 1997) e del monologo costruito sul modello archetipico del Mistero buffo (da Lu santo jullare Francesco del 1999 allo spettacolo-lezione Il tempio degli uomini liberi del 2004). L'avvento del secondo governo Berlusconi lo ha nuovamente sospinto verso una produzione civile e politica che si è infine concretizzata nell'allestimento di opere satiriche proprio su Berlusconi, da Ubu rois, Ubu bass a L'Anomalo Bicefalo, scritta insieme con la moglie Franca Rame: quest'ultima è commedia sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche dell'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui Fo impersona l'ex premier che, dopo aver perso la memoria in seguito ad un incidente, riuscirà a riacquistarla confessando la verità sulle sue vicende.
Della commedia è stata temporaneamente impedita la diffusione televisiva, a causa della querela presentata da Marcello Dell'Utri, in quanto l'opera citava alcune sue vicende giudiziarie. Nel 2006 Fo viene insignito di una laurea honoris causa dalla Università La Sapienza di Roma (l'unico autore di teatro, insieme a Luigi Pirandello ed Eduardo de Filippo).

Marina Massironi

Nata nel 1963. Inizia a studiare recitazione nel 1982 e dopo un paio d'anni comincia a lavorare per il teatro e in seguito anche per la televisione. Nel 1985 fonda il duo Hansel & Strudel insieme a Giacomo Poretti, con cui è stata sposata. Successivamente si unisce al trio Aldo, Giovanni e Giacomo (composto dallo stesso Poretti insieme ad Aldo Baglio e Giovanni Storti). Con loro partecipa a diversi spettacoli teatrali e trasmissioni televisive, tra cui Su la testa e Cielito Lindo (in onda sulle reti Rai) ma soprattutto alla trasmissione condotta dalla Gialappa's Band Mai dire gol, dove rimane stabilmente dal 1996 al 1998, dando vita a vari personaggi che le portano il successo. L'esordio cinematografico risale al 1997 con Tre uomini e una gamba diretto e interpretato dagli stessi Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 1999 vince il Nastro d'argento e il David di Donatello come miglior attrice non protagonista con il ruolo di Grazia, la massaggiatrice vicina di casa di Rosalba/Licia Maglietta nel pluripremiato Pane e tulipani di Silvio Soldini. Nel 2002 interpreta il suo primo ruolo da protagonista in Quasi quasi di Gianluca Fumagalli, accanto a Neri Marcorè e Nicola Romano. Ha lavorato molto anche nel campo del doppiaggio, prestando la sua voce a diversi personaggi delle telenovelas, dei cartoni animati e dei film di animazione (tra i personaggi più noti la cinica adolescente Daria dell'omonima serie trasmessa su MTV e Celia la mostra innamorata di Mike Wazowsky  in Monsters & Co.).

Antonio Catania

Nato ad Acireale nel 1952, si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi del Piccolo Teatro di Milano e ha poi partecipato a molte trasmissioni televisive e a numerosi spettacoli teatrali, spesso diretto da Gabriele Salvatores.
Proprio grazie a Salvatores, Catania si è avvicinato al grande schermo e ha debuttato nel 1987 con un ruolo in Kamikazen - Ultima notte a Milano. Ha preso parte poi anche ad alcuni dei film successivi del regista premio Oscar, partecipando nel 1991 a Mediterraneo, nel 1992 a Puerto Escondido e nel 1993 a Sud. Lo stesso anno ha recitato anche nel delicato Mille bolle blu di Leone Pompucci e nel 1995 è apparso in Camerieri, sempre diretto da Pompucci. Si sono susseguiti poi alcuni film particolarmente apprezzati dal pubblico e soprattutto dalla critica, come La classe non è acqua (1996), opera prima di Cecilia Calvi, Vesna va veloce (1996) di Carlo Mazzacurati e il Carniere (1997) di Maurizio Zaccaro. Le doti interpretative di Antonio Catania si sono evidenziate anche grazie a In barca a vela contromano (1997) di Stefano Reali e al successivo La cena (1998) di Ettore Scola. Nel 1999 è stato il marito di Licia Maglietta  sul set dell’ottimo Pane e tulipani di Silvio Soldini e nello stesso anno è apparso anche nel cast di Ormai è fatta!, insieme a Stefano Accorsi e Giovanni Esposito. Nel 2000 ha interpretato il commissario Lucidi di Qui non è il paradiso e il marito in crisi di Come si fa un Martini, mentre nel 2001 ha ottenuto ottime critiche per la sua interpretazione di don Saverio Zarbo ne Il consiglio d’Egitto; partecipa inoltre, nello stesso anno, a Chiedimi se sono felice, di e con Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel 2002 collabora al film di Carlo Verdone Ma che colpa abbiamo noi, lavora ancora con Verdone due anni più tardi interpretando L’amore è eterno finchè dura con lo stesso Carlo Verdone, Laura Morante e Stefania Rocca. La sua ultima partecipazione cinematografica è del 2006 ne La cura del Gorilla di Carlo Sigon.

Teatro alle Vigne
Stagione di prosa 200782008
Abbonamento Prosa 2
Domenica 16 marzo 2008 – Ore 21.00
Sotto paga! Non si paga!
di Dario Fo
regia di Dario Fo
con Marina Massironi, Antonio Catania,
e con Marina De Juli, Renato Marchetti
Cherestani Produzioni
€ 21,00 intero, € 17,00 ridotto (fino a 25 anni)
Teatro alle Vigne Via Cavour, 66 - Lodi
Telefono 0371/425862-3, fax 0371/549104
Email biglietteria@teatroallevigne.net
Orari biglietteria: lunedì, martedì, giovedì, venerdì 15.00-18.00;
mercoledì 16.00-19.30, terzo sabato di ogni mese 09.30-12.30
Nei giorni di spettacolo serale o pomeridiano i biglietti sono in vendita da un’ora prima della rappresentazione