20.07.07 Corey Harris, un viaggio alle radici africane del blues, domenica 22 alle Vigne

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COREY HARRIS, UN VIAGGIO
ALLE RADICI AFRICANE DEL BLUES:
DOMENICA 22 LUGLIO ALLE VIGNE
DOPPIO APPUNTAMENTO
CON UN CONCERTO IN SOLO ACUSTICO
E LA PROIEZIONE DEL FILM DI MARTIN SCORSESE
DAL MALI AL MISSISSIPPI

Uno dei musicisti blues più innovativi e noti degli ultimi anni, definito dalla critica il nuovo Ben Harper, impegnato a reinterpretare lo stile furioso del blues del Delta con un tocco personale, riconducibile ad influenze di respiro molto ampio.
Corey Harris sarà protagonista di quello che è sicuramente l’appuntamento principale dell’edizione 2007 del Lodi Blues Festival, nell’ambito della rassegna di eventi estivi Lodi al Sole. Domenica 22 luglio, Harris si esibirà in versione solo acustico nel cortile del Teatro alle Vigne (Alle Vigne Blues Club), a partire dalle ore 18.00, per un “aperitivo in blues” che nell’occasione avrà una interessante “coda”, con la proiezione di Dal Mali al Mississippi, il film documentario diretto da Martin Scorsese sul viaggio alle radici del blues di cui Corey Harris è protagonista. Prima delle proiezione (in programma alle 21.30), a partire dalle 21.00 Harris terrà un incontro con il pubblico, moderato e condotto da Silvano Brambilla, redattore del periodico Il Blues.

Nato a Denver (Colorado) nel 1969, Corey Harris inizia molto presto a familiarizzare con la musica blues e la caratteristica chitarra dobro, che sarà a lungo il suo principale mezzo espressivo, dopo i primi approcci all’età di 12 anni, influenzati dall’ascolto dei dischi di Lightnin’ Hopkins. Il suo impegno di studente di antropologia lo porta di buon grado ad affrontare due soggiorni in Cameroun, esperienza che si rivelerà fondamentale nella sua maturazione artistica ed umana e nella sua carriera. Durante questa prima esperienza africana, Harris prende contatto con nuovi linguaggi, con la poliritmia nell’uso delle percussioni, con una realtà sociale ed artistica complessa, che affrontava una fase di sviluppo post coloniale, inducendolo a maturare l’intenzione di continuare con il blues.
Al ritorno dall’Africa, Harris si stabilisce a New Orleans, dove pure circolano e si incontrano molti e diversi generi musicali, permettendogli di restare immerso in una realtà molto dinamica e prolifica. Harris debutta dicograficamente nel ’95 con Between Midnight And Day per la celeberrima etichetta Alligator Records, un grande esempio di esplorazione nell’ambito del blues rurale della tradizione del Delta, che si impone da subito all’attenzione del pubblico internazionale. Seguono Fish Ain’t Bitin’, che nel 1997 è premiato con il W.C. Handy Award come Acoustic Blues Album Of The Year, e Greens From The Garden (un’immersione nel funk di New Orleans), che espandono il viaggio musicale di Harris nella tradizione, anche per mezzo delle composizioni originali che ne risultano genuinamente influenzate. Nel frattempo Harris intensifica la propria attività dal vivo, sia da solo che con la sua 5X5 Band, sviluppando quindi sia lo stile acustico che elettrico, sperimentando anche nuovi ambiti musicali e sonorità.
Il prodotto di quel nuovo periodo è documentato dall’etichetta Rounder, con la pubblicazione di Downhome Sophisticated del 2002 e con Mississippi To Mali.
Quest’ultimo lavoro segna dunque una sorta di ritorno all’inizio del viaggio artistico di Corey Harris, che aveva già progettato di collaborare in duo con alcuni anziani bluesmen. Dopo aver accettato l’invito a recarsi in Mali ed aver incontrato il grande musicista e “troubadour” Boubacar Traorè, inizia a pensare concretamente di realizzare una collaborazione con musicisti africani. La proposta del grande regista Martin Scorsese per la partecipazione all’omonimo film arriva praticamente nello stesso periodo, permettendogli così di portare avanti il suo progetto. Nel film (il cui titolo originale è From Mali to Mississippi - Feel Like Going Home) Corey si reca a Niafunke, città del Sahara e patria del maestro Alì Farka Tourè, conosciuto come il re del blues africano.
Durante l’incontro tra queste due personalità si realizza il raggiungimento delle radici africane del blues, creando le premesse per il successivo lavoro di Harris.
Pochi mesi dopo, Harris torna a Niafunke con il suo vecchio amico e collaboratore di sempre Jamal Millner, portandosi chitarra e registratore, per dedicarsi unicamente a jam session improvvisate con Tourè. Harris insiste nella convinzione che sia importante il contatto con la musica africana, portando il proprio “piccolo” contributo proveniente dalla tradizione neroamericana, di origine più recente, cercando di condividerlo e documentando tutto il lavoro. Questo percorso non viene proposto come dimostrazione forzata del fatto che il blues proviene dal Mali, ma semplicemente un riconoscimento di quella tradizione come una delle maggiori influenze nello sviluppo della musica nera in America.
Altro rilevante elemento che ne deriva è, secondo l’esperienza di Harris, la possibilità di riportare la musica di tradizione americana in Africa, scoprendo il senso di familiarità che avvicina le differenti tradizioni e la comune essenza che possono condividere.
In Mississippi To Mali Corey Harris sostiene appieno il concetto di condivisione di una “comune essenza”, con nuova ispirazione nell’approccio al materiale tradizionale.
Il risultato va comunque oltre il riavvicinamento alle antiche radici del blues e si concretizza in musica attuale, fresca e vibrante, che crea un ponte tra due tradizioni vive in due diversi continenti, nonostante le obiettive differenze che emergono dai diversi stili.
Nei tour europei compiuti nel 2005 e 2006 Corey Harris ha presentato con grande successo il cd uscito a maggio 2005, Daily Bread, in cui la sua ricerca musicale è proseguita con l’inserimento di ritmi e influenze reggae e caraibici. Ed il viaggio continua…
(20-07-2007)