Museo civico "Paolo Gorini" (Collezione Anatomica)

Collezione anatomica “Paolo Gorini”

Ospedale Vecchio (ASL della Provincia di Lodi)
P.zza Ospitale 10, 26900 Lodi

La collezione apre su appuntamento nei gg. di martedì e venerdì
(martedì 10-13) (venerdì 10-17)

Per appuntamenti:
dr. Alberto Carli
0371 374569
349 3243921
alberto.carli@unicatt.it

Paolo Gorini nacque a Pavia nel 1813 e morì a Lodi nel 1881. La Collezione anatomica oggi conservata presso l’Ospedale Vecchio raccoglie alcuni dei preparati umani prodotti e conservati dallo scienziato tra il 1842 e gli anni Settanta dell’Ottocento. Tra le teche dell’antica Sala Capitolare del Chiostro della Farmacia, sotto gli affreschi a grottesche di Giulio Ferrari, riposano incorrotti i numerosi tentativi praticati dal più noto scienziato lodigiano del XIX secolo per preservare organi, corpi e parti di essi a vantaggio della scienza e della medicina. Questa, naturalmente, non poteva allora contare né sul vantaggio delle celle frigorifere oggi in uso né sulla radiologia.

Sebbene ad un primo colpo d’occhio la stanza che ospita la collezione possa suggerire sentimenti di comprensibile distanza, è sempre bene indicare che la raccolta rappresenta uno dei numerosi gradini compiuti dalla storia delle scienze ed è quindi un bene storico degno di conservazione, ricordo e ricco di valore musealizzabile per le prossime generazioni, dal momento che ogni museo è un viaggiatore nel tempo che   "in parte sfugge e deve sfuggire alle regole del quotidiano".
Le tecniche usate da Gorini per conservare reperti umani altrimenti deteriorabili facevano parte di quel largo ventaglio di nomi e metodi che si avvicendarono numerosissimi tra il XVII e il XIX secolo nel trovare sempre diverse, nuove e migliori formule, adatte alla conservazione anatomica. Così tra il 1600 e la fine del 1800 in tutta Europa e anche in Italia fiorirono spesso interessantissime raccolte scientifiche, che, naturalmente, non mancavano di annoverare nei loro inventari riproduzioni e preparati anatomici animali e umani.
Questi reperti, spesso fruiti da studenti e professori di discipline mediche e scientifiche in genere, avevano un valore didattico ed esemplificativo enorme nell’intendere l’interiorità di un corpo che non era allora possibile osservare né studiare in altro modo.

Tuttavia, Paolo Gorini non era un medico, ma un matematico puro che, dopo gli studi condotti a Pavia, giunse a Lodi per occupare la cattedra di professore di scienze naturali presso il Liceo comunale. Tra i numerosi interessi che lo scienziato aveva nutrito fin da bambino vi era quello della geologia, che era allora una scienza molto in voga anche grazie al dibattito sui fossili incominciato addirittura nel secolo precedente. Non si può certo escludere che la “pietrificazione” – ovvero la tecnica di conservazione anatomica attraverso cui Gorini divenne noto e della quale non rivelò mai la formula – nascesse concettualmente proprio dall’interesse per la trasformazione della carne in pietra attraverso complesse operazioni che, in natura, richiedono svariati milioni di anni.


Mani pietrificate da Paolo Gorini
(Collezione anatomica Paolo Gorini)

Inoltre fin dalla sua prima opera Sull’origine delle montagne e dei vulcani: studio sperimentale (1851) Gorini teorizzava addirittura che scorresse nei minerali stessi una sorta di linfa vitale. Egli la indica ancor meglio nell’opera successiva, Sull’origine dei vulcani (1871). Non è quindi casuale che lo scienziato impegnato più che altro nella discussione accesissima tra plutonisti e nettunisti in campo geologico, ottenesse anche una formula, poi più volte modificata, attraverso cui preservare tessuti organici e interi corpi, rendendoli di consistenza lapidea e non più soggetti alla decomposizione. Paolo Gorini ritenne il proprio trovato interessante e per anni si diede al suo perfezionamento che non solo sarebbe servito a preservare dal triste morso del verme salme celebri, come allora era in uso; ma altrettanto si sarebbe distinto tra i molti per l’allestimento delle numerose istituzioni museologiche italiane. Nel 1872 Paolo Gorini venne invitato a Pisa per attendere alla preparazione della salma di Giuseppe Mazzini che è oggi tumulata a Staglieno, non visibile al pubblico, ma presumibilmente ancora incorrotta. La storia della preparazione di Mazzini è stata dettagliatamente raccontata da Sergio Luzzatto nel suo La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato (Rizzoli, 2000).
Nel 1874, invece, lo stesso scienziato operò un tentativo simile sul cadavere di Giuseppe Rovani, noto romanziere e critico teatrale della Milano scapigliata (Appunto autografo riproducente il referto autoptico e di imbalsamazione di Giuseppe Rovani  Documento 1 e Documento 2 , Archivio Storico di Lodi - Fondo Antonio Allegri _ Edito in AA.VV., Storia di uno scienziato. La collezione anatomica Paolo Gorini, a cura di A. Carli, Bolis 2005).
Si vedano in merito il volume di Alberto Carli, Anatomie scapigliate. L'estetica della morte tra letteratura, arte e scienza, Interlinea, Novara 2004 e AA.VV. Storia di uno scienziato. La collezione anatomica Paolo Gorini, a cura di A. Carli, Bolis, Aizzano San Paolo 2005.


Appunto autografo di Luigi Rovida con due delle formule usate da Paolo Gorini per la preparazione dei cadaveri e parti di essi (ArchivioStorico di Lodi, Fondo Antonio Allegri - edito in AA.VV. Storia di uno scienziato. La collezione anatomica Paolo Gorini, a cura di A. Carli, Bolis 2005)

Tuttavia, già dalla metà degli anni Settanta dell’Ottocento, Paolo Gorini si interessa della questione sorta in merito alla cremazione, allora non accettata dalla Chiesa e vera bandiera dell’ Italia laica post-unitaria. Incoraggiato dai numerosi e celebri amici, tra cui Agostino Bertani e i due fratelli Pini, lo studioso si mise al lavoro per progettare il primo forno crematorio italiano. I progetti, firmati dall’architetto Guidini, sono esposti in copia presso la stanza che raccoglie la collezione anatomica, mentre il «crematojo lodigiano» è ancora visibile presso il cimitero di Riolo.  


Maria Zanoncelli - Paolo Gorini indagatore dei vulcani -
acquerello 1877